L’Aquila, dodici case con telecamere nascoste: il mistero degli appartamenti in fitto spiati
Dodici case, un solo proprietario e telecamere nascoste scoperte da inquilini terrorizzati. La Procura indaga per interferenze illecite nella vita privata.
Telecamere nascoste negli appartamenti di L’Aquila
Un’inquietante scoperta ha sconvolto una palazzina alla periferia de L’Aquila, dove in dodici appartamenti in affitto sarebbero state trovate microcamere nascoste. Gli impianti, occultati tra gli specchi dei bagni e le pareti delle camere da letto, sarebbero stati individuati da alcuni inquilini che, insospettiti da strani riflessi e piccoli dispositivi elettronici, hanno deciso di controllare con maggiore attenzione. Le segnalazioni hanno immediatamente portato all’intervento della polizia, che ha effettuato una serie di perquisizioni in tutti gli appartamenti, trovando in ognuno di essi almeno una webcam spia.
Tra gli affittuari figurano famiglie, studenti universitari e anche allievi della Scuola di ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza. Le indagini, coordinate dalla Procura dell’Aquila, sono state avviate per il reato di interferenze illecite nella vita privata, al momento a carico di ignoti. Tuttavia, tutti gli immobili sarebbero riconducibili a un unico proprietario, un uomo di 50 anni residente nel capoluogo abruzzese e sposato con un’avvocatessa.
La prima scoperta e le successive denunce
A far emergere il caso è stata una donna che, notando un piccolo luccichio provenire da una mensola vicino allo specchio, ha scoperto una microcamera senza fili. Si trattava di un dispositivo simile a quelli utilizzati per le videochiamate, ma collocato in modo da inquadrare l’ambiente circostante. Dopo la sua denuncia, altre due persone — una ragazza e un ragazzo — hanno segnalato ritrovamenti analoghi nelle proprie abitazioni. Tutti i dispositivi sono stati sequestrati e inviati ai laboratori per le analisi tecniche, con l’obiettivo di verificare se fossero effettivamente attivi e se le immagini registrate siano state trasmesse o archiviate altrove.
Secondo quanto emerso, le microcamere erano state posizionate in punti strategici, in modo da risultare praticamente invisibili. Gli investigatori stanno lavorando per capire da quanto tempo fossero installate e, soprattutto, chi abbia avuto accesso agli appartamenti durante i lavori di ristrutturazione svolti negli ultimi anni.
Le indagini e le ipotesi degli inquirenti
Gli investigatori non escludono che le telecamere possano essere state installate da una ditta incaricata di lavori nell’edificio o da persone con accesso alle chiavi. Si sta cercando anche un possibile archivio informatico dove i video potrebbero essere stati caricati, magari su piattaforme online destinate alla diffusione illegale di immagini private. L’ipotesi più temuta è che le riprese possano essere state condivise o vendute in rete, con un potenziale numero elevato di vittime.
La Procura dell’Aquila sta procedendo con accertamenti tecnici approfonditi sui dispositivi sequestrati per risalire all’origine dei flussi video e individuare eventuali server o connessioni remote. L’inchiesta, ancora nelle sue prime fasi, potrebbe estendersi oltre i confini regionali, dal momento che gli inquilini coinvolti provengono da diverse zone d’Italia.
Il caso ha suscitato profonda preoccupazione tra gli affittuari e nel quartiere, dove si teme che l’episodio possa non essere isolato.