Salis al Parlamento europeo: “L’Europa non può restare complice di Orban”
L’eurodeputata accusa il premier ungherese di soffocare i diritti e attacca Bruxelles: “Se non rispetti i valori europei, allora ciao”.
L’attacco di Salis all’Ungheria di Orbán
Da quando è stata eletta al Parlamento europeo, Ilaria Salis ha portato a Bruxelles lo stesso linguaggio diretto e militante che l’aveva contraddistinta nei centri sociali. Stavolta, la deputata italiana è tornata a colpire Viktor Orbán, accusandolo di aver trasformato l’Ungheria in “uno Stato dove la democrazia è ormai solo una parola”.
Durante il voto in Commissione LIBE sullo stato di diritto, Salis ha affermato: “L’articolo 7 è lo strumento attraverso cui l’Unione può sanzionare gli Stati che violano in modo grave e persistente i suoi valori fondamentali. Nel 2025 abbiamo constatato un ulteriore peggioramento della situazione in Ungheria”.
L’europarlamentare ha citato in particolare il divieto del Pride di Budapest, che per lei rappresenta “solo la punta dell’iceberg”: “Sotto il regime di Orbán la compressione dei diritti è un fatto compiuto. I media sono controllati, il dissenso è soffocato, il potere politico si è trasformato in uno strumento di oppressione”.
“L’Europa non può restare ostaggio dei veti politici”
Nel suo intervento, Salis ha puntato il dito anche contro l’inerzia del Consiglio europeo, accusato di “bloccare ogni meccanismo di tutela” a causa della regola dell’unanimità: “Finché il Consiglio continuerà a decidere all’unanimità, ogni sanzione resterà ostaggio dei veti politici. E l’autocrazia di Orbán può contare su chi la copre e la difende”.
Il tono si è fatto poi ancora più acceso: “L’Europa, se vuole essere qualcosa di meglio di quanto è oggi, non può restare ostaggio degli Orbán di turno. Se non rispetti i diritti, allora ciao”.
Una frase che ha sollevato critiche anche tra gli stessi eurodeputati italiani, che le rimproverano uno stile poco istituzionale, più vicino all’attivismo che al linguaggio della politica comunitaria.
Le polemiche sul ruolo politico di Salis
L’ex insegnante milanese, arrestata in Ungheria due anni fa con l’accusa di aver partecipato a un’aggressione antifascista, si trova oggi a combattere una battaglia politica e personale. La sua elezione al Parlamento europeo è stata decisiva per la scarcerazione, ma ha alimentato forti divisioni tra i partiti italiani.
Ora Salis continua a usare la sua posizione per denunciare le politiche di Orbán e, più in generale, i governi europei accusati di restringere i diritti civili. Tuttavia, le sue dichiarazioni non smettono di far discutere: per alcuni è una voce di libertà, per altri un simbolo di radicalismo travestito da istituzione.
Un paragone inevitabile è quello con Carola Rackete, altra ex attivista diventata eurodeputata, che però ha scelto di dimettersi: “Ha capito che la sua cifra era l’attivismo, non l’istituzionalità”, commentano da Bruxelles. Salis, invece, sembra intenzionata a rimanere dov’è, e a continuare a far discutere.
