«Ho denunciato mio figlio perchè mi picchiava, ora insieme aiutiamo gli altri”, la storia di Tiziana e Lorenzo
Nel libro Mondadori, Anna Tiziana Torti e Lorenzo Greco raccontano violenze, cadute e ricostruzione, spiegando come una denuncia abbia cambiato le loro vite.
Dalla frattura iniziale al precipizio della violenza domestica
La storia di Anna Tiziana Torti e del figlio Lorenzo Greco comincia a Roma, quando il ragazzo, ancora adolescente, decide di lasciare la città per inseguire il sogno di diventare chef. Il trasferimento in convitto segna l’inizio di un distacco che Tiziana interpreta come un passo verso l’autonomia, mentre Lorenzo lo vive come un abbandono. È il primo varco che si apre tra loro. Da quel momento, la rabbia del ragazzo prende forma attraverso amicizie sbagliate, l’uso di sostanze e un crescente senso di solitudine. L’aggressività si riversa soprattutto sulla madre, che affronta anni di silenzi, paura e violenze psicologiche e fisiche. Nel libro “La distanza che ci unisce”, Tiziana racconta come abbia iniziato a convincersi che tutto sarebbe migliorato, ripetendosi che “domani è un altro giorno”, mentre la violenza continuava ad aumentare. Le tensioni esplodono quando un primo intervento dei Carabinieri porta entrambi a un percorso psicologico, ma nulla sembra fermare l’escalation. Il punto più drammatico arriva quando Lorenzo le rompe una costola. Tiziana non è pronta a riconoscere ciò che sta vivendo, finché una nuova aggressione non la conduce in ospedale con un braccio fratturato. È lì che decide di denunciare suo figlio, compiendo un gesto che definisce necessario per sopravvivere e per salvarlo.
La denuncia come svolta e il difficile percorso di ricostruzione familiare
Dopo la denuncia, per Lorenzo Greco arriva un ordine di allontanamento e una fase di profonda rabbia. Racconta di aver provato un buio emotivo che gli impediva di comprendere le ragioni della madre. La svolta arriva leggendo l’atto formale della denuncia: vedere nero su bianco le proprie azioni lo costringe a riconoscere di essere diventato una persona che non voleva essere. Lo definisce un momento rivelatore, il primo passo verso una riabilitazione lunga e complessa. È proprio Lorenzo a dire: «Quella denuncia mi ha salvato la vita». A sostegno di Tiziana c’è stato lo sportello donne dell’ospedale San Camillo di Roma, dove per la prima volta ha visto riconosciuto il proprio dolore. Essenziali anche l’ascolto delle forze dell’ordine e i protocolli Eva e Zeus, che sostengono rispettivamente chi subisce e chi compie violenze. Il percorso porta entrambi alla decisione di raccontare questa storia nel libro pubblicato da Mondadori, frutto di domande difficili che madre e figlio hanno affrontato anni dopo i fatti. Lorenzo spiega che, nella loro ricostruzione, si sono resi conto di avere materiale che avrebbe potuto aiutare altre persone in situazioni simili.
Dalla sofferenza alla rinascita: ora la loro storia è un messaggio per gli altri
Oggi, il legame tra Anna Tiziana Torti e Lorenzo Greco è profondamente cambiato. Dopo un percorso di terapia e consapevolezza, hanno costruito un rapporto basato su sincerità, fiducia e maturità. Tiziana racconta di ricevere quotidianamente messaggi da madri che vivono dinamiche analoghe. Il suo invito è chiaro: non negare la realtà e affrontare il problema prima che la spirale diventi incontrollabile. Ricorda che esercitare autorità significa essere autentici, mostrando ai propri figli che ogni decisione nasce dal loro bene. Lorenzo, dal canto suo, partecipa attivamente agli incontri pubblici insieme alla madre. Entrambi portano in giro per l’Italia la loro testimonianza, con l’obiettivo di rompere il silenzio e aiutare chi vive situazioni di violenza domestica, soprattutto nei casi in cui gli aggressori sono i figli. Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, dà ancora più forza al loro messaggio: cercare aiuto non è una resa, ma un atto di coraggio che può salvare due vite.