Ponte sullo Stretto bocciato: la Corte dei Conti accusa il progetto di violare le direttive Ue
La Corte dei Conti blocca il progetto del Ponte sullo Stretto: secondo i magistrati viola due direttive europee e manca il parere obbligatorio dell’Autorità dei trasporti.
Motivazioni della bocciatura secondo la Corte dei Conti
La deliberazione n. 19/2025/prev della Corte dei Conti ha illustrato le ragioni alla base dello stop alla delibera Cipess del 6 agosto, con cui il governo aveva dato via libera al progetto del Ponte sullo Stretto.
I giudici hanno rilevato che il progetto viola la direttiva 92/43/CE, dedicata alla tutela degli habitat naturali, per l’assenza di un’istruttoria adeguata e per la carenza di motivazioni nella delibera Iropi.
È emersa inoltre la violazione dell’articolo 72 della direttiva 2014/24/UE, relativa alle procedure di appalto, a causa delle “modificazioni sostanziali” intervenute nel rapporto contrattuale originario.
Nel comunicato diffuso, la Corte sottolinea che l’iter seguito non appare coerente con la necessaria distinzione tra attività politica e attività amministrativa, un profilo che ha contribuito al blocco del visto di legittimità.
Le altre irregolarità riscontrate e gli scenari per il governo
Oltre alle violazioni delle direttive europee, la Corte ha rilevato la “mancata acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti”, obbligatorio per il piano tariffario alla base del piano economico-finanziario.
La mancanza di tale parere configura una violazione degli articoli 43 e 37 del decreto-legge 201/2011.
I magistrati hanno inoltre formulato osservazioni su ulteriori criticità considerate non decisive ai fini della decisione finale.
Il governo aveva annunciato di attendere le motivazioni dei giudici prima di decidere come procedere, valutando due opzioni: ricorrere alla registrazione con riserva, consentita dalla legge, oppure intervenire per sanare i rilievi e presentare una nuova delibera.
Entrambe le soluzioni si prospettano complesse, anche alla luce del recente secondo diniego della Corte, che due settimane fa ha respinto il visto di legittimità sul terzo atto aggiuntivo della convenzione tra il Mit e la società Stretto di Messina.
Le reazioni politiche e istituzionali
Il ministero dei Trasporti ha comunicato di aver preso atto delle motivazioni dei giudici, ribadendo che l’iter per il collegamento tra Calabria e Sicilia proseguirà, grazie anche alla collaborazione con la Commissione europea.
“Tecnici e giuristi sono già al lavoro per superare tutti i rilievi”, si legge nella nota diffusa dal dicastero.
Da Palazzo Chigi hanno fatto sapere che i profili evidenziati dalla Corte saranno oggetto di approfondimento immediato, ritenendo che esista “un ampio margine di chiarimento” in un confronto definito costruttivo.
Durissima invece la posizione del leader di Avs Angelo Bonelli, secondo cui le motivazioni evidenziano “la totale illegittimità della procedura”, accusando il ministro Matteo Salvini e l’amministratore delegato Pietro Ciucci di “aver violato norme italiane ed europee”.
Bonelli ha annunciato di aver depositato un esposto alla Corte dei Conti europea per verificare l’utilizzo dei fondi del Cinea e del Fondo di Sviluppo e Coesione.
Dal canto suo, l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, si è detto fiducioso di poter individuare iniziative adeguate dopo l’esame completo delle motivazioni.
Ha inoltre ricordato la necessità di conoscere anche le motivazioni relative al diniego del visto sul decreto interministeriale n. 190/2025, attese entro trenta giorni dalla delibera del 17 novembre.
