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Boldrini madrina del popolo curdo: il Pd ora flirta con l’ex leader del Pkk

Laura Boldrini vola a Istanbul per sostenere la nuova strategia politica curda mentre nel Pd si accende il dibattito sul ruolo dell’ex leader del Pkk Abdullah Ocalan.

Boldrini al vertice internazionale di Istanbul

Il 6 e 7 dicembre Laura Boldrini, deputata del Pd e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani, parteciperà a una conferenza internazionale organizzata dall’HDP–Dem Party a Istanbul.

L’obiettivo del summit è sostenere un percorso politico che favorisca una pacifica convivenza tra curdi e turchi, dopo decenni di conflitto e dopo la recente decisione di Abdullah Ocalan, storico capo del Pkk, di rinunciare definitivamente alla lotta armata.

Il Pkk – lo ricordiamo – è considerato un’organizzazione terroristica da Turchia, Consiglio dell’Unione europea, Stati Uniti, Israele e numerosi altri Paesi. Proprio per questo la presenza della parlamentare dem a un evento promosso da forze politiche eredi di quell’area sta sollevando più di una perplessità anche dentro al centrosinistra.

Un nuovo corso dopo il fallimento delle armi

Per oltre quarant’anni il progetto di riunificare i curdi – oggi divisi tra Turchia, Iraq, Iran e Siria – ha alimentato scontri, repressioni e instabilità regionale.
Ora, con la svolta dichiarata da Ocalan dal carcere di Imrali, i promotori della conferenza puntano su un’integrazione dei curdi all’interno delle istituzioni democratiche turche. Il Dem Party chiede pressioni internazionali affinché si apra un vero processo di pace, con osservatori esterni e garanzie politiche.

Alla conferenza parteciperanno delegazioni da diversi Paesi europei e mediorientali, nel tentativo di costruire un fronte diplomatico che possa succedere al fallimento della via armata.

Il Pd e la nuova postura internazionale

La scelta di Boldrini rappresenta un segnale politico preciso: una parte del Pd intende riposizionarsi su dossier internazionali complessi con una linea fortemente identitaria e marcatamente orientata ai diritti umani.
Una postura che, tuttavia, rischia di riaprire tensioni interne al partito, già diviso sulla politica estera e sul rapporto con governi, movimenti e gruppi la cui storia è ancora legata a episodi controversi.

Per Boldrini, però, la direzione è tracciata: sostenere una “nuova fase” che, almeno nelle intenzioni dei promotori, potrebbe chiudere uno dei conflitti più lunghi e sanguinosi del Medio Oriente.