Immigrazione e violenza, Feltri affonda: “La sinistra giustifica tutto pur di non ammettere il fallimento”
Vittorio Feltri denuncia l’uso della malattia mentale come giustificazione ideologica dei crimini compiuti da immigrati illegali in Europa. Un’accusa diretta alle politiche e alla narrazione della sinistra.
Feltri, “La perplessità è l’unica reazione razionale”
Secondo Vittorio Feltri, la perplessità non solo è legittima, ma rappresenta ormai “l’unica reazione razionale rimasta” davanti a una narrazione che, a suo giudizio, ha superato il limite del credibile.
Feltri contesta la lettura dominante secondo cui ogni episodio di violenza compiuto da immigrati irregolari sarebbe riconducibile a squilibri psichiatrici.
“Se prendessimo sul serio ciò che ci viene raccontato, dovremmo concludere che l’Europa abbia accolto un esercito di squilibrati”, osserva, denunciando una rappresentazione che trasforma sistematicamente i criminali in casi clinici.
L’alibi psichiatrico e il nodo della responsabilità
Per Feltri, l’alibi della follia è diventato uno strumento ideologico.
“È una scorciatoia narrativa costruita per evitare di affrontare le conseguenze di decenni di politiche sbagliate”, scrive, indicando nella parola “responsabilità” il vero tabù politico.
Quando un immigrato illegale, già destinatario di un ordine di espulsione, accoltella donne per strada, anche incinte, non si è di fronte a episodi isolati.
Feltri parla di una “casistica enorme, ripetitiva”, che si ripresenta in Francia, Italia, Germania e Belgio, con dinamiche sempre identiche.
“Quando i fatti si ripetono così spesso, non sono più eccezioni: è un sistema che non funziona”, afferma.
Donne vittime e il femminismo che tace
L’aspetto che Feltri definisce più ipocrita riguarda le vittime.
“Le principali vittime di questa follia sono proprio le donne”, sottolinea, accusando una parte della sinistra europea di incoerenza.
Secondo il giornalista, il femminismo che ignora o minimizza questi dati per ragioni ideologiche è “un femminismo di facciata, da convegno e da corteo”.
La narrazione che giustifica l’aggressore come instabile produce, a suo giudizio, un rovesciamento morale:
“Così il delinquente diventa una vittima e la vittima vera scompare dal racconto”.
Feltri conclude con un monito netto: “Non sono tutti pazzi. Sono persone che commettono crimini e devono risponderne. Un’Europa che rinuncia a chiamare le cose con il loro nome non è più civile, è soltanto vigliacca”.
