Italia & Dintorni

Iran e Venezuela, Feltri critica l’Occidente, “Predichiamo diritti e sosteniamo i tiranni”

Per Vittorio Feltri l’Occidente esalta l’islam politico nelle città europee mentre ignora la rivolta iraniana contro gli ayatollah: un corto circuito culturale figlio della perdita di memoria.

Vittorio Feltri denuncia la cecità dell’Occidente

Davanti a eventi di portata mondiale che si svolgono nello stesso tempo ma raccontano storie opposte, l’Occidente, secondo Vittorio Feltri, sceglie di non collegare i punti.

O peggio, si rifugia dietro una parola rassicurante: paradosso. È così che lo storico direttore legge ciò che accade oggi attorno all’islam in politica.

Nelle grandi città occidentali vengono eletti sindaci musulmani attraverso procedure democratiche, mentre a Teheran, capitale della più potente nazione islamica, il popolo scende in piazza contro un regime che lo opprime da quarantasei anni.

Per Feltri, la contraddizione non è nei fatti, ma nello sguardo con cui vengono raccontati. “La cosa incredibile è che gran parte dei media occidentali riesca a esaltare entrambi i fenomeni, come se fossero compatibili”, osserva.

La spiegazione, secondo Feltri, è brutale: la stupidità dell’Occidente. Una stupidità che nasce dalla perdita di memoria storica e che non ha più imparato nulla né dalle tragedie del Novecento né dagli avvertimenti di Oriana Fallaci.

Islam politico, fede e potere

Feltri chiarisce subito un punto che considera essenziale: il problema non è la fede. La religione, scrive, appartiene alla coscienza individuale.

Ognuno è libero di pregare o di non pregare. Il problema nasce quando una religione diventa progetto politico, giuridico e normativo, pretendendo di regolare la vita di tutti.

Se la sharia riguardasse solo l’anima di chi la invoca, “ciascuno si schiavizzi come preferisce”. Ma l’islam politico non si ferma mai alla sfera privata: tende a estendersi, a islamizzare anche le coscienze altrui. Ed è questo il punto che l’Occidente finge di non vedere.

Feltri cita esempi concreti. Londra ha da anni un sindaco musulmano praticante, Sadiq Khan, eletto e rieletto nel nome della diversità. New York si prepara ad avere Zohran Mamdani.

Non è questione di tappetini da preghiera, ma di segnali politici: collaboratori scelti e poi scartati per antisemitismo, giuramenti sul Corano che non sono gesti devozionali ma messaggi pubblici.

Un giuramento, ricorda Feltri, non è mai neutro: indica quale legge si riconosce come superiore.

Iran, la rivolta che l’Occidente non sa leggere

Il quadro cambia radicalmente quando si guarda all’Iran.

Qui non c’è folklore, ma un popolo stremato che scende in strada: commercianti, studenti, famiglie soffocate dall’inflazione e da un potere che reprime, tortura e impicca.

Si gridano parole semplici e pericolose: “Libertà”, “Morte al dittatore”.

Feltri sottolinea un dettaglio che considera decisivo: i bazar, oggi in protesta, furono un pilastro della rivoluzione islamica del 1979. Ora si ribellano al regime che contribuirono a creare. Questo è un segno storico, che andrebbe rispettato e non strumentalizzato.

Eppure l’Occidente continua a ripetere lo stesso errore. Ieri sostenne Khomeini in nome dell’anti-imperialismo, oggi finge stupore davanti alla ferocia degli ayatollah. Sempre convinto di poter usare l’islam politico contro il nemico di turno. È sempre finita allo stesso modo.

Feltri guarda anche al Venezuela, dove l’intervento riuscito degli Stati Uniti contro un potere dispotico rischia, a suo avviso, di aprire nuovi fronti e spingere altre potenze, come la Cina, a reazioni violente altrove.

La conclusione è un monito severo: nessun eroismo con i morti degli altri. Se una speranza esiste, viene da popoli stanchi ma ribelli.

Forse, scrive Feltri, l’Occidente potrebbe compiere un gesto davvero rivoluzionario: smettere di credersi protagonista della storia e limitarsi, finalmente, a non peggiorarla.