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Esercito, rotoli di carta pagati come oro, il ministero si difende

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In un momento in cui ogni famiglia italiana si fa i conti in tasca e cerca di evitare ogni spreco anche a costo di vedere tristi i propri figli perché non si è riusciti a dare loro ciò che si aspettavano a Natale, sentire certe notizie fa davvero accapponare la pelle.

Ma tant’è.

La notizia è delle ultime ore: il Ministero della difesa ha acquistato dei rotoli di carta al “modico” prezzo di €17 cadauno.

Certo, ha fatto impressione leggere che i rotoli acquistati sono stati duemila per un totale di €34.300.

Ma andiamo con ordine.

Il Ministero della Difesa ha necessità di fare rifornimento di rotoli di carta e per questo, il Polo delle Armi leggere di Terni indice una gara di appalto il cui bando viene regolarmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale un anno fa, nel mese di gennaio 2014.


Solo una è la ditta che partecipa e, dunque , si aggiudica l’appalto.

La procedura viene rispettata in ogni sua forma .

E allora dov’è il problema?

Appunto il prezzo: €17,00 a pezzo, davvero tanto per un rotolone di carta.

Il prezzo finale di aggiudicazione è stato di €40.983 ma la ditta ha praticato un ribasso e il prezzo ultimo è stato  €34.300 per un totale di 2 mila rotoli di carta.

Quando la notizia ha cominciato a diffondersi lo scalpore è stato tanto e tale che l’esercito ha tenuto a precisare, a mezzo comunicato stampa, che i rotoloni non sono quelli che si trovano in tutte le abitazioni e che il paragone di prezzi non è certo da fare con quelli che acquistano le famiglie; per l’esercito servono dei rotoloni di una carta particolare che deve avere determinate caratteristiche, una fra tutte, la capacità di assorbire acqua ma anche olio.

Pertanto, l’esercito ha voluto anche aggiungere che tali rotoloni servono non per un utilizzo classico ma vengono soprattutto impiegati nelle missioni fuori Italia.

E’ per questo molto difficile trovare quelli giusti che non sono certo quelli che si trovano nei supermercati  e che vengono venduti per i larghi consumi.

La questione è sorta quando Domenico Casalino ,direttore del Consip, è stato intervistato dal “Messaggero” e ha spiegato che  il centro di acquisto della Pubblica Amministrazione ha un numero davvero notevole di dipendenti, circa 100 mila e, certamente, a suo dire, non sono tutti in grado di adempiere correttamente alle procedure di acquisto su larga scala di tutta la merce che serve ai vari ministeri.

Matteo Renzi in uno dei punti analizzati quando diventò Presidente del consiglio dei Ministri aveva proprio reso noto che era esagerato il numero attualmente presente di centri di acquisto in tutta Italia, e cioè 32 mila e per questo intendeva a breve ridurre drasticamente il numero.

Questo sarebbe stato uno dei modi di contenere il costo della pubblica amministrazione, decisamente elevato.