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Referendum, Rizzo durissimo: “Capotreno ammazzato, periferie fuori controllo e impunità totale, per il Pd va tutto bene”

Marco Rizzo annuncia il sì al referendum sulla giustizia, denunciando periferie fuori controllo, impunità diffusa e una sinistra distante dalla realtà quotidiana del Paese.

“Voterò sì”, la scelta rivendicata contro il campo progressista di Rizzo

Una presa di posizione netta, dichiarata senza ambiguità e rivendicata come scelta di coerenza politica. Marco Rizzo, storico esponente della sinistra italiana e oggi alla guida di Democrazia Sovrana Popolare, annuncia il proprio orientamento di voto in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.
Voterò sì al referendum sulla giustizia”, afferma Rizzo, spiegando di non riconoscersi più nelle posizioni dei leader del centrosinistra attuale. Una scelta che definisce tutt’altro che ideologica, maturata osservando fatti concreti e dinamiche quotidiane che, a suo giudizio, mostrano un sistema giudiziario profondamente squilibrato.

“Le periferie sono fuori controllo”, la denuncia sui fatti di cronaca

Nel motivare la sua decisione, Rizzo richiama episodi di cronaca che considera emblematici. “Sono stanco di vedere un capotreno lavoratore ucciso a Bologna da un balordo con precedenti che non era in galera”, dichiara, aggiungendo un altro esempio: “Di leggere di un ragazzino accoltellato a Milano da un altro balordo impunito, mentre un poliziotto che spara per difendere un collega prende tre anni”.
Per il leader di Dsp, il quadro che emerge è inequivocabile. “Questa non è giustizia”, sintetizza, accusando il sistema di colpire chi difende la legalità e di tollerare chi la viola ripetutamente.
Secondo Rizzo, le periferie italiane rappresentano il punto di massima frattura: “Le periferie sono fuori controllo anche a causa della migrazione e della globalizzazione selvaggia”, afferma, sottolineando come il contesto urbano sia radicalmente cambiato rispetto al passato.

La rottura con la sinistra e la critica al fronte del No

Rizzo collega la sua posizione anche a una riflessione più ampia sul ruolo politico della sinistra. Richiama la propria esperienza personale e il lavoro di racconto svolto negli anni: “Sono molto diverse da quelle che conoscevo da giovane e che ho descritto nella mia biografia”, spiega, ribadendo che il racconto della realtà è uno strumento essenziale per costruire consapevolezza politica.
A suo giudizio, oggi esiste una “società quasi completamente privata del rispetto dovuto alle persone”, un dato che impone scelte nette e non allineamenti automatici.
La posizione sul referendum segna così una distanza evidente dagli attuali esponenti del cosiddetto campo largo, accusati di oscillare tra slogan e contraddizioni pur di opporsi al governo guidato da Giorgia Meloni. Una distanza che, nel dibattito sul voto di marzo, mette in luce una frattura sempre più profonda all’interno della sinistra italiana.