Bari & Puglia cronaca

Salento, lui la lascia, lei prenota la sala, organizza il matrimonio e si compra l’abito con la carta di credito dell’uomo: denunciata per stalking

Per tredici anni una 45enne del Salento perseguita l’ex organizzando nozze inesistenti. Processata per stalking, viene dichiarata non punibile per vizio totale di mente dal tribunale.

La relazione finita e la storia immaginaria durata tredici anni
La relazione sentimentale era terminata da tempo, ma nella sua percezione non si era mai conclusa. Per tredici anni, dal 2012 al 2025, una donna di 45 anni, residente in un centro del Salento, ha continuato a vivere una storia d’amore immaginaria con l’ex fidanzato, trasformando quella convinzione in una lunga serie di comportamenti persecutori. Dopo un breve flirt iniziato nel 2012 con un uomo del posto e concluso dopo pochi mesi, la donna non avrebbe mai accettato la fine del rapporto. Convinta di essere stata abbandonata ingiustamente, ha iniziato a considerare la relazione ancora in corso, costruendo una realtà parallela che, nel tempo, ha avuto conseguenze rilevanti sulla vita dell’uomo.

Le nozze inesistenti e gli atti persecutori contestati
Nel corso degli anni la donna ha messo in atto episodi ritenuti dagli inquirenti riconducibili al reato di atti persecutori. Tra questi, l’organizzazione completa di un matrimonio mai concordato: la prenotazione della sala per il ricevimento in una nota struttura ricettiva del Salento, il contatto con un cantautore e con alcuni musicisti per l’intrattenimento, fino alla scelta e all’ordine dell’abito nuziale, effettuato utilizzando il conto dell’uomo. La data delle nozze, fissata al 20 settembre 2014, era stata indicata nelle partecipazioni inviate a parenti e amici, oltre che allo stesso ex compagno. La donna aveva anche contattato i parroci del paese per seguire i corsi prematrimoniali. Accanto a questi episodi, sono stati contestati pedinamenti, scritte d’amore lasciate sul portone di casa e la creazione di falsi profili digitali utilizzati per prenotare hotel a nome della vittima. Comportamenti che avrebbero costretto l’uomo a cambiare abitudini di vita, con ripercussioni anche sulla sua sfera personale e relazionale.

La perizia psichiatrica e la decisione del tribunale di Lecce
A seguito di due denunce presentate nel corso degli anni, la donna è stata rinviata a giudizio. Nel procedimento, però, è risultata decisiva la perizia psichiatrica disposta dal tribunale di Lecce. Gli accertamenti hanno evidenziato la presenza di una grave forma di psicosi cronica, tale da configurare un vizio totale di mente. Secondo i periti, le condotte contestate non sarebbero state il frutto di una volontà criminale consapevole, ma l’espressione di un delirio patologico radicato. Per questo motivo la donna è stata dichiarata non punibile. Nonostante il proscioglimento, il tribunale ha disposto nei suoi confronti una misura di sicurezza: un anno di libertà vigilata da scontare all’interno di una struttura riabilitativa, dove potrà proseguire un percorso terapeutico e di cura, ritenuto necessario per la tutela della collettività e per il suo recupero clinico.