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Sicurezza urbana, Salvini: “10mila militari o le città restano insicure”

A Roccaraso e Rivisondoli Matteo Salvini chiude la tre giorni della Lega rilanciando referendum giustizia, sicurezza, Ucraina e identità occidentale, con un messaggio netto agli scontenti interni.

Roccaraso e Rivisondoli, Salvini chiude la tre giorni della Lega

Serrare i ranghi e tracciare la rotta verso i prossimi appuntamenti politici, a partire dal referendum sulla giustizia e con lo sguardo già rivolto alle elezioni politiche del 2027. È questo il messaggio lanciato da Matteo Salvini al termine della tre giorni della Lega intitolata Idee in movimento, andata in scena tra Roccaraso e Rivisondoli, nell’Aquilano.
Dal palco, il vicepremier e segretario del Carroccio ha ribadito la centralità del partito e della sua base: «La Lega è una famiglia, è una comunità. Non siamo una caserma». Poi l’affondo, interpretato come una frecciata diretta a Roberto Vannacci e agli ultimi addii nel gruppo della Camera: «Non abbiamo bisogno di pesi improduttivi. Qualcuno ritiene che il suo seggio sia più garantito da altre parti. Vai, perché la storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla».

Governo, Ucraina e la linea del Carroccio

Nel suo intervento, Matteo Salvini ha rivendicato la stabilità dell’esecutivo: «Io mi trovo benissimo con Giorgia Meloni e con gli altri con cui siamo al governo, però la Lega è la Lega». Un chiarimento politico che accompagna la difesa delle posizioni autonome del Carroccio, come il voto contrario in Europarlamento sul Mercosur.
Ampio spazio anche al dossier Ucraina. Salvini non ha usato toni concilianti verso Volodymyr Zelensky: «Dopo tutti i soldi, gli sforzi e gli aiuti ha pure il coraggio di lamentarsi. Amico mio, stai perdendo la guerra, credibilità e dignità. Firma l’accordo di pace il prima possibile. Devi scegliere fra una sconfitta e una disfatta». Il leader leghista ha però precisato che nel decreto Ucraina «per la prima volta quest’anno ha preso spazio primario la difesa dei civili rispetto alle armi».

Sicurezza, identità e piazza Duomo

Altro tema centrale è la sicurezza. Salvini ha chiesto «mani più libere» per le forze dell’ordine e il rafforzamento dell’operazione Strade Sicure: «Noi riteniamo fondamentale aumentare la presenza dei militari, almeno 10mila nelle città». Una posizione ribadita anche dopo le tensioni con il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Il segretario leghista ha toccato anche autonomia e valori identitari, promettendo che l’autonomia «sarà norma entro la fine della legislatura». Infine l’annuncio politico: appuntamento fissato per il 18 aprile in Piazza Duomo a Milano, dove «i patrioti di tutta Italia e di tutta Europa» saranno chiamati a raccolta «nel nome della protezione dei nostri valori e della cultura occidentale».
Non sono mancate polemiche per l’incontro al ministero con Tommy Robinson, esponente dell’estrema destra britannica. Dal palco di Rivisondoli, Salvini ha replicato senza esitazioni: «Potrò incontrare chi ho voglia di incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno?».