Italia & Dintorni

Dopo l’omicidio di Zoe, Ilaria Salis punta il dito: “Il governo crea i bersagli perfetti e poi tace”

L’europarlamentare Ilaria Salis commenta l’omicidio della 17enne Zoe Trinchero e attacca governo e clima politico, mentre gli inquirenti ricostruiscono una falsa pista che ha rischiato il linciaggio di un innocente.

“Uccisa per un no”: il post di Ilaria Salis e l’attacco politico

Ilaria Salis usa la morte di Zoe Trinchero per attaccare il governo”. Lo fa apertamente su X, dove l’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra interviene sul caso della giovane uccisa.
Si chiamava Zoe Trinchero. Aveva appena 17 anni e tutta la vita davanti. Picchiata e strangolata. Poi gettata in un fosso. Uccisa per un no. Da un uomo, ovviamente”, scrive Ilaria Salis, aprendo un messaggio che intreccia ricostruzione dei fatti e giudizio politico.
Nel suo intervento, Salis collega l’omicidio a un contesto più ampio, parlando di responsabilità culturali e sociali e puntando il dito contro una parte del dibattito pubblico italiano.

La falsa accusa e il rischio linciaggio

Nel post, Salis ricorda anche un passaggio chiave dell’indagine.
Il reo confesso del femminicidio avrebbe inizialmente cercato di addossare la colpa a un uomo di origine africana con fragilità psichiatriche”, scrive, definendolo “il bersaglio perfetto, in un Paese dove una parte politica e i loro media soffiano quotidianamente sul fuoco del razzismo”.
Secondo quanto riferito, la persona indicata come possibile colpevole, completamente estranea ai fatti, avrebbe rischiato il linciaggio.
Durante la notte, la sua abitazione sarebbe stata circondata da una folla di circa trenta persone, rendendo necessario l’intervento dei Carabinieri per metterlo al sicuro.
Un episodio che, secondo l’europarlamentare, dimostrerebbe come una falsa ricostruzione possa rapidamente trasformarsi in violenza collettiva.

Le indagini e la ricostruzione degli investigatori

Gli investigatori hanno ricostruito che Zoe Trinchero e Alex, l’uomo che ha poi confessato l’omicidio, avrebbero trascorso la serata a cena a casa di amici, prima di allontanarsi insieme.
Poco dopo, l’uomo avrebbe contattato gli stessi amici sostenendo che entrambi erano stati aggrediti da un individuo di origine nordafricana, noto in città per gravi problemi psichiatrici.
Una versione dei fatti ritenuta priva di fondamento dagli inquirenti, ma che ha contribuito ad alimentare tensioni e sospetti in un contesto già carico di emotività.
Nel suo messaggio finale, Salis definisce la vicenda “una storia veramente di …., che ci fa stare male”, parlando di un “frutto avvelenato del patriarcato, del razzismo e della viltà di tanti, troppi uomini”.
E conclude con un saluto diretto alla vittima: “Ciao Zoe, riposa in pace”.