Andrea Pucci rinuncia a Sanremo dopo le polemiche del Pd: “Insulti e minacce inaccettabili”
Il comico Andrea Pucci fa un passo indietro dopo le accuse di omofobia e fascismo. Solidarietà dal governo, attacchi durissimi dal Pd, Codacons allerta la Rai.
Il passo indietro dopo l’ondata di polemiche
Andrea Pucci non salirà sul palco dell’Ariston. Il comico e conduttore televisivo ha annunciato la rinuncia al ruolo di co-conduttore della terza serata del Festival di Sanremo, dopo le violente polemiche esplose in seguito all’annuncio ufficiale della sua partecipazione.
La decisione arriva dopo giorni segnati da attacchi sui social, accuse politiche e prese di posizione istituzionali. “Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant’altro ricevuti da me e dalla mia famiglia sono incomprensibili e inaccettabili”, ha scritto Pucci, parlando di una “onda mediatica negativa” tale da rompere il patto fondamentale con il pubblico.
Il comico ha ringraziato Carlo Conti e la Rai, chiarendo che la scelta è maturata per tutelare sé stesso e i suoi cari. “Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più”, ha aggiunto, respingendo anche le accuse di omofobia e razzismo: “Non ho mai odiato nessuno”.
Le accuse, il Pd e l’intervento del Codacons
L’annuncio della presenza di Pucci a Sanremo aveva immediatamente scatenato una bufera. In rete il comico era stato etichettato come misogino, razzista, omofobo e fascista.
Ad alimentare la polemica è intervenuta Selvaggia Lucarelli, che sui social ha criticato duramente la scelta di Conti, citando presunte battute offensive del comico e collegandole ad altri artisti coinvolti nel Festival.
Durissimo anche l’intervento dei parlamentari del Partito Democratico in Commissione di Vigilanza Rai: “Anche Sanremo è diventato TeleMeloni?”, hanno chiesto, parlando di una scelta “palesemente di destra, fascista e omofoba”.
Sulla vicenda è intervenuto anche il Codacons, che ha messo in guardia la Rai, avvertendo che in caso di battute sessiste, razziste o offensive l’azienda sarebbe stata chiamata a risponderne nelle sedi opportune.
La solidarietà del centrodestra e lo scontro politico
Alla rinuncia di Pucci ha risposto con una presa di posizione netta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha parlato di “clima di intimidazione e odio”.
“Fa riflettere che un artista debba rinunciare a lavorare per la pressione ideologica”, ha scritto, accusando la sinistra di doppiopesismo e di invocare la censura contro chi esprime idee non allineate.
Solidarietà anche dal vicepremier Matteo Salvini: “Sto con Andrea Pucci, evviva la libertà di pensiero”.
Sulla stessa linea Antonio Tajani, che ha definito Pucci “l’ultima vittima del politicamente corretto”, e Ignazio La Russa, che ha ribadito che “la satira non deve essere censurata”.
Ancora più duro Maurizio Gasparri, che ha accusato la sinistra di “linciaggio mediatico” e di portare avanti campagne d’odio mentre scende in piazza con realtà antagoniste.
