A otto e mezzo, Bersani demolisc la Meloni: “Sta mentendo spudoratamente”
A Otto e Mezzo l’ex ministro accusa la premier di raccontare “balle” sul risarcimento da 76mila euro a Sea Watch. Replica del Tribunale di Palermo.
Lo scontro sul risarcimento a Sea Watch
Nel dibattito politico acceso dal risarcimento di 76.181 euro che lo Stato italiano dovrà versare alla Ong Sea-Watch per il fermo ritenuto illegittimo della nave Sea Watch 3, interviene con toni durissimi Pier Luigi Bersani.
Ospite della trasmissione Otto e Mezzo su La7, l’ex ministro ha attaccato frontalmente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni:
“Chiedere alla Meloni di non essere aggressiva e vittimista è contro il buon senso, perché lei è così. A me, più dei toni, turba molto di più quello che dice. Un presidente del Consiglio la deve smettere di raccontare balle, perché sta mentendo spudoratamente”.
Il caso riguarda la decisione del Tribunale di Palermo di riconoscere un risarcimento per i danni patrimoniali subiti dall’imbarcazione nel periodo di fermo successivo ai fatti del 2019.
Il riferimento a Salvini e al sequestro
Bersani ha spiegato che si tratta di un giudizio civile per risarcimento danni patrimoniali, invitando a distinguere tra piano politico e piano giuridico.
“Basta con questa roba aggressiva e con gli insulti e gli attacchi ai magistrati di Palermo. Se il ministero dell’Interno non ribadisce il sequestro di una imbarcazione, quest’ultima non può essere sotto sequestro. E tu, ministro dell’Interno dell’epoca, l’hai trattenuta per due mesi illegalmente e pretendi pure che Sea Watch paghi i diritti portuali?”.
Il riferimento è a Matteo Salvini, allora titolare del Viminale durante la vicenda della nave guidata da Carola Rackete.
Nel frattempo, il presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, ha replicato alle polemiche sottolineando che denigrare i giudici senza conoscere le motivazioni della sentenza non costituisce una critica legittima.
“Qui si pensa che gli asini volano”
L’affondo di Bersani è proseguito con parole altrettanto nette:
“Qui si sentono cose che fanno pensare che chi governa creda di poter raccontare a me e al popolo che gli asini volano. No, eh. Questa è prepotenza, cioè dire una bugia con la forza della comunicazione della tv. Non è accettabile”.
E ancora, con una chiusura ironica:
“Poi la Meloni usi i toni che vuole, tanto qui la modifica di sette articoli della Costituzione non è una cosuccia, non sono mica noccioline. E noi abbiamo una presidente del Consiglio che chiama ‘fango’ quello che dicono gli altri, magari in modo troppo aggressivo, mentre le sue affermazioni sono petali di rose”.
Le dichiarazioni riaccendono lo scontro tra governo e opposizione sul ruolo della magistratura e sulla gestione dei casi legati all’immigrazione, mentre il confronto politico resta incandescente anche in vista del referendum sulla giustizia.
