Quentin Deranque massacrato a Lione, Feltri accusa: “Silenzio vergognoso”, Meloni: “È un assassinio”, Macron replica
Vittorio Feltri sul caso Quentin Deranque ucciso a Lione: accusa la sinistra europea, denuncia il silenzio italiano e parla di violenza ideologica coperta da imbarazzo politico.
Il delitto di Lione e l’accusa di Vittorio Feltri
La morte di Quentin Deranque, 23 anni, avvenuta a Lione, viene definita da Vittorio Feltri come un fatto che supera i confini francesi.
Secondo la ricostruzione, il giovane sarebbe stato aggredito nei pressi dell’università mentre interveniva insieme ad alcuni amici per difendere alcune ragazze durante un comizio pro Pal.
Nel suo intervento, Feltri usa parole nette:
“Il caso Quentin non è un incidente francese. È l’ultimo anello di una catena lunga due secoli. È il prodotto di una pedagogia della violenza che si finge morale. E il silenzio italiano dei progressisti non è prudenza diplomatica: è imbarazzo ideologico”.
Il giornalista sostiene che l’episodio sarebbe stato rapidamente ridimensionato nel dibattito pubblico anche per l’etichetta politica attribuita alla vittima.
“Ci sono morti che pesano; altri che si soffiano via perché pizzicano il naso. L’indifferenza va morsa, non accarezzata”.
Nel suo commento, Feltri parla di linciaggio e di aggressione organizzata, descrivendo l’episodio come un fatto che impone una presa di posizione chiara.
Meloni contro Macron, il silenzio della sinistra italiana
Nel testo vengono citate anche le reazioni istituzionali.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe definito quanto accaduto un assassinio avvenuto in Europa.
Il presidente francese Emmanuel Macron avrebbe risposto richiamando la natura interna della vicenda.
Secondo Feltri, la mancanza di prese di posizione nette da parte della sinistra italiana sarebbe significativa.
“Quando si tratta di umano e disumano, non esiste politica interna o estera: esiste un’appartenenza più alta della nazione. E qui non possiamo fingere di non sapere”.
L’editoriale insiste sull’idea che la violenza politica non possa essere considerata un fenomeno locale o circoscritto.
Da Sartre a Camus, la frattura morale evocata da Feltri
Nel suo ragionamento, Feltri richiama la tradizione culturale francese, citando Robespierre, Karl Marx, Friedrich Engels e Georges Sorel, sostenendo che la giustificazione teorica della violenza avrebbe radici profonde.
Centrale è il riferimento allo scontro tra Jean-Paul Sartre e Albert Camus, che viene descritto come uno spartiacque morale.
“Camus diceva che la rivolta ha un limite, oltre il quale c’è il delitto. Sartre rispondeva che il limite è un lusso borghese”.
Secondo Feltri, la sinistra europea avrebbe scelto la linea di Sartre, lasciando isolata la posizione di Camus, contraria alla legittimazione della violenza rivoluzionaria.
Il commento si chiude con una presa di posizione identitaria dell’autore, che collega quella frattura storica all’attualità politica europea.
