Italia & Dintorni

Piantedosi attacca le toghe: “Basta sabotare il contrasto all’immigrazione irregolare”

Matteo Piantedosi a Bologna difende il referendum sulla Giustizia, attacca la “filosofia immigrazionista” di alcuni magistrati e respinge l’ipotesi dimissioni in caso di vittoria del No.

Referendum Giustizia, Piantedosi: riforma “fondamentale” e non punitiva

È stato un intervento a tutto campo quello di Matteo Piantedosi all’evento “Non c’è sicurezza senza giustizia”, organizzato a Bologna dai gruppi di Fratelli d’Italia di Camera e Senato.

Intervistato dal direttore de Il Tempo Daniele Capezzone, il ministro dell’Interno ha affrontato il tema del prossimo referendum sulla Giustizia, definendo la riforma «fondamentale» e «non punitiva».

«Questa è una riforma che era attesa da tempo», ha dichiarato il titolare del Viminale.
«Il problema della separazione delle carriere, che non è l’unico aspetto: la ritengo importante perché tocca alcuni punti fondamentali, come la riforma del sistema disciplinare della magistratura, senza avere una visione punitiva ma per immaginarlo come primo atto per riformare un sistema di responsabilizzazione anche dei giudicanti».

Piantedosi ha inoltre respinto il tentativo del fronte del No di trasformare la consultazione in un giudizio politico sull’esecutivo.
«Ove mai dovessero vincere i No, non vedo perché il governo si dovrebbe dimettere», ha affermato, richiamando il precedente del referendum sulla cittadinanza dello scorso giugno e ricordando che nessuno tra i promotori politici sconfitti lasciò l’incarico.

Sicurezza e immigrazione, l’affondo contro la “filosofia immigrazionista”

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della sicurezza, centrale nel confronto bolognese.
Piantedosi ha espresso critiche verso alcuni magistrati che, a suo dire, sarebbero guidati da una «filosofia immigrazionista».

«Alcuni magistrati non fanno mistero di avere una posizione in qualche modo sfavorevole non alle leggi», ha sottolineato, «ma alla filosofia del contrasto all’immigrazione irregolare».

Il ministro ha parlato di un cortocircuito nel dibattito pubblico: si chiede al governo di intervenire con maggiore incisività, ma quando vengono adottate misure più stringenti, queste vengono contestate.
Tra gli esempi citati, il fermo preventivo, indicato come strumento coerente con l’obiettivo della prevenzione.

Pur rivendicando le scelte dell’esecutivo, Piantedosi ha invitato a «non alimentare tensioni», affinché «il confronto resti nel merito».

Dal caso Masini al dolore di Gualzetti: sicurezza e legittima difesa

Nel secondo panel della giornata è intervenuta la giornalista Hoara Borselli, che ha intervistato Luciano Masini, luogotenente dei Carabinieri coinvolto in un omicidio per legittima difesa nel riminese, e Vincenzo Gualzetti, padre di una ragazza di 15 anni uccisa da un coetaneo.

L’incontro ha toccato il tema della tutela degli operatori delle forze dell’ordine e delle vittime di reati violenti, in un quadro più ampio che lega sicurezza, giustizia e responsabilità penale.

L’evento di Bologna si è così chiuso con un messaggio politico chiaro: per il ministro dell’Interno, la riforma della Giustizia e le misure in materia di sicurezza rappresentano passaggi strutturali per il sistema Paese, indipendentemente dall’esito referendario.