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Bambini del bosco all’Aquila, assistenti sociali sotto attacco: “Insulti e minacce, clima avvelenato”

Gli operatori della casa famiglia dell’Aquila denunciano insulti e minacce dopo l’arrivo dei tre bambini del bosco e della madre Catherine.

L’Aquila, bambini del bosco e sospensione della responsabilità genitoriale

Dal 20 novembre i tre cosiddetti “bambini del bosco” sono ospitati in una casa famiglia dell’Aquila, insieme alla madre Catherine, dopo la decisione del Tribunale per i Minorenni di sospendere la responsabilità genitoriale dei genitori.

La vicenda ha acceso un forte dibattito pubblico, ma secondo quanto riferito dagli operatori della struttura il clima sarebbe degenerato.

“La gente è incattivita. Per strada ci insulta, sui social ci minaccia, commenti atroci”.

Lo sfogo arriva da chi lavora quotidianamente nella casa famiglia, al centro di un reportage che racconta la gestione quotidiana dei minori.

“Assistiamo a un tiro al bersaglio sugli assistenti sociali – spiegano dalla struttura – un racconto basato su bugie che farà male ai più fragili”.

Secondo quanto riferito, la narrazione circolata nelle ultime settimane avrebbe contribuito ad alimentare tensioni e accuse nei confronti del personale.

La struttura, gli spazi e i rapporti tra madre e figli

I tre bambini condividono una cameretta con tre letti, mentre la madre vive al secondo piano della struttura.
Non vi sarebbero porte chiuse a chiave, fatta eccezione per quella che conduce alla tromba delle scale, misura indicata come necessaria per garantire la sicurezza dei minori.

“La madre, dalle scale – raccontano – può entrare a tutte le ore e lo ha fatto ogni volta che ha voluto”.

La porta sarebbe dotata di maniglione antipanico, apribile dall’interno.

Anche l’organizzazione della giornata sarebbe stata adattata alle esigenze dei bambini.
“Il pranzo i tre bimbi lo consumano alle undici, da soli – spiegano -. La cena è stata arretrata di mezz’ora e alle 19 si sta tutti insieme”.

Secondo i responsabili, i ritmi quotidiani sarebbero stati calibrati per accompagnare gradualmente il percorso dei minori.

“Lavoriamo per il ritorno a casa”: la posizione degli operatori

Gli operatori sottolineano che l’obiettivo resta quello del rientro nel nucleo familiare, laddove possibile.

“Lavoriamo per consentire un ritorno a casa – le ultime battute -, quando non avviene siamo i primi a considerarlo un fallimento”.

La gestione del caso resta sotto l’attenzione dell’autorità giudiziaria minorile.
Nel frattempo, la struttura denuncia un clima di pressione crescente, tra critiche pubbliche e minacce rivolte al personale impegnato nell’assistenza dei minori.