Referendum, Feltri difende la separazione delle carriere, “Giustizia lenta è giustizia ingiusta”
Vittorio Feltri annuncia il suo voto al referendum sulla giustizia: “Non è contro i magistrati, è per una giustizia più garantista e trasparente”.
“Io voterò SÌ”: la posizione netta di Vittorio Feltri
Vittorio Feltri non si sottrae alla domanda sul referendum sulla giustizia e chiarisce la propria posizione.
“Non è compito mio suggerire cosa e come votare, tuttavia tu mi chiedi se voterò sì o no e non mi sottraggo a questa domanda, del resto, della mia preferenza o del mio pensiero non ho mai fatto mistero”.
Il giornalista riconosce che il tema può apparire tecnico e distante dai cittadini.
“Quando si parla di giustizia il linguaggio diventa tecnico, quasi esoterico, e il cittadino comune finisce per sentirsi escluso, non perché sia scemo, ma perché sono i tecnici a fare di tutto per rendersi incomprensibili”.
La sua conclusione è chiara: “Io voterò SÌ. E ti spiego perché”.
Secondo Feltri, il punto non è schierarsi contro qualcuno, ma scegliere un modello di giustizia “più equilibrata, più efficiente e più garantista”.
“Separare le carriere non è contro i magistrati”
Nel merito, Feltri respinge l’idea che la riforma sia un attacco alla magistratura.
“Questa riforma non è contro i magistrati e chi tenta di proporla in questo modo è disonesto”.
La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri viene presentata come una misura volta a rafforzare la percezione di terzietà.
“Oggi giudici e Pm appartengono allo stesso ordine, fanno lo stesso percorso, condividono spesso cultura professionale e appartenenze interne. Non è un’accusa, è un dato di fatto. Ma in un processo penale l’apparenza dell’imparzialità è importante quanto l’imparzialità stessa”.
Per Feltri, un giudice realmente separato dall’accusa consolida il principio del giusto processo e tutela in primo luogo l’imputato.
“Il garantismo non è un vezzo ideologico: è la civiltà giuridica di uno Stato”.
“Giustizia lenta è giustizia ingiusta”
Un altro punto centrale dell’intervento riguarda l’efficienza del sistema.
“La giustizia italiana è lenta, farraginosa, spesso incomprensibile per il cittadino”.
Secondo Feltri, una riorganizzazione più chiara dei ruoli può contribuire a rendere il sistema più efficace.
“Una giustizia inefficiente non è neutra. È una giustizia ingiusta. Perché un processo che dura dieci anni distrugge la vita di un imputato innocente tanto quanto quella di una vittima in attesa di verità”.
Il referendum, conclude, non è una crociata ideologica.
“Il referendum non è una crociata. È una scelta di civiltà giuridica. Io voto SÌ perché credo in una giustizia più garantista, più trasparente e più rispettosa dell’equilibrio tra accusa e giudizio. E credo che questo rafforzi, non indebolisca, lo Stato di diritto. Tu vota quello che ti pare. Ma non cadere nel tranello ideologico di chi presenta questa riforma come un attacco frontale alle toghe”.