Caso Rogoredo, Marco Travaglio accusa il governo: “Scudi penali e poi chiedono il massimo della pena”
Marco Travaglio attacca il governo su scudi penali e giustizia fai da te, citando i casi Domenico, Rogoredo e Massimo Adriatici come esempi di contraddizione politica.
Marco Travaglio contro gli scudi penali
Dal caso del piccolo Domenico, morto dopo un trapianto, fino alla vicenda del poliziotto di Rogoredo e a quella dell’ex assessore leghista Massimo Adriatici, per Marco Travaglio il filo conduttore è uno solo: la politica che invade il campo della magistratura.
Nel suo intervento, il direttore del Fatto Quotidiano torna sul tema centrale della campagna referendaria sulla riforma della giustizia, ribadendo che la politica non dovrebbe interferire con le decisioni dei giudici.
“Ieri, per dire, i nostri sgovernanti hanno prorogato fino al 31 dicembre lo scudo penale per il personale sanitario, che non risponderà degli errori se non per dolo o colpa grave in situazioni di carenza di organico”.
Secondo Travaglio, la proroga dello scudo penale per il personale sanitario rappresenta una risposta che non affronta il nodo strutturale del sistema ospedaliero.
“In pratica, invece di fornire più personale agli ospedali, forniscono il salvacondotto ai pochi che ci lavorano se lo fanno male danneggiando la salute e la vita dei pazienti”.
Il caso Domenico e la richiesta di “massimo rigore”
Il riferimento è alla morte del piccolo Domenico, un episodio che ha suscitato forte emozione e che ha portato esponenti dell’esecutivo a invocare rigore assoluto nei confronti di eventuali responsabilità.
Per Travaglio, si tratterebbe di una contraddizione: da un lato l’approvazione degli scudi penali, dall’altro l’invito ai magistrati a “fare giustizia senza sconti”.
Una dinamica che, secondo il direttore, rischia di trasformare l’azione politica in una forma di pressione pubblica sulla magistratura, soprattutto nei casi che assumono grande rilevanza mediatica.
Rogoredo e Massimo Adriatici nel mirino
Il ragionamento si estende poi alla vicenda di Rogoredo, a Milano, dove un agente è accusato di aver ucciso un pusher disarmato.
Anche in questo caso, osserva Travaglio, il governo avrebbe prima sostenuto lo scudo penale per gli agenti e poi sollecitato una condanna severa.
“Il governo, dopo aver varato lo scudo penale per gli agenti che sparano e aver difeso quello di Rogoredo che ha ucciso il pusher disarmato, ordina ai magistrati di condannarlo senza sconti…”.
Infine, il direttore richiama la vicenda di Massimo Adriatici, ex assessore alla sicurezza di Voghera, imputato per l’uccisione di un cittadino marocchino nel 2021.
“Processo con rito abbreviato e sconto di un terzo della pena, che altrimenti sarebbe stata di 18 anni, dopo che il giudice aveva imposto alla Procura di riformulare l’accusa dall’eccesso colposo di legittima difesa a quella molto più grave di omicidio volontario…”.
E ricorda le dichiarazioni dell’allora leader leghista Matteo Salvini:
“Salvini aveva già emesso la sentenza senza neppure domandarsi perché l’assessore girasse armato di una Beretta calibro 22 carica: Adriatici è una persona perbene aggredita. È stata legittima difesa. È partito un colpo che purtroppo ha ucciso un cittadino straniero che, secondo quanto trapela, è già noto per violenze, aggressioni, addirittura atti osceni in luogo pubblico. Poi saltò fuori il filmato di una telecamera che immortalava Adriatici mentre pedinava la vittima disarmata prima di sparargli…”.
Le parole di Travaglio si inseriscono nel confronto politico e giudiziario in corso, in un clima segnato da forti contrapposizioni sulle riforme della giustizia e sulle responsabilità penali.
