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Napoli, il papà di Domenico accusa: “Dopo l’intervento nessuno ci parlava, sentivo che finiva male”

A Napoli il dolore del padre del piccolo Domenico morto dopo un trapianto di cuore. Indagini in corso e una fondazione per aiutare altri bambini.

La tragedia del piccolo Domenico, morto a Napoli dopo un trapianto di cuore, continua a sollevare interrogativi e dolore. A raccontare quei giorni drammatici è il padre, Antonio, che ripercorre il percorso dall’attesa del nuovo organo fino al momento in cui ha capito che qualcosa stava andando irreparabilmente storto.

Napoli, il caso Domenico: il trapianto e i primi segnali di allarme

Il bambino era affetto da una grave cardiomiopatia dilatativa, una patologia che compromette la capacità del cuore di pompare sangue in modo efficace. Per lui, il trapianto rappresentava l’unica possibilità di sopravvivenza.

Il padre ricorda con precisione le ore che hanno preceduto l’intervento, quando la famiglia era tornata all’ospedale Monaldi di Napoli dopo la notizia della disponibilità di un cuore compatibile. In quel momento, però, aveva avuto un presentimento.

“Quando tornammo al Monaldi perché era stato trovato questo cuore nuovo per lui, ci ritrovammo per un attimo da soli, io, Domenico e il mio amico Lello. Stavamo vicino alla macchinetta che distribuisce le bibite e all’improvviso ho detto: ‘Lello, sento qualcosa di strano dentro di me, andiamo via, me lo riporto a casa mio figlio!’”.

Un timore che si scontrava con la speranza di una nuova vita per il bambino. Ma, secondo il racconto del padre, dopo l’intervento qualcosa è cambiato rapidamente.

“Io ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più niente, era finita, ma noi ancora non lo sapevamo”.

Il dolore della famiglia e l’ultimo saluto

La situazione clinica del piccolo è peggiorata fino al tragico epilogo. Nei giorni precedenti alla morte, la tensione e l’angoscia avevano raggiunto livelli altissimi.

Il padre racconta di un acceso litigio con le guardie giurate pochi giorni prima della fine. Le stesse persone che, successivamente, lo hanno abbracciato in ospedale quando il bambino è morto.

La madre, Patrizia, ha scelto di salutare il figlio con un abito speciale, simbolo del legame familiare: un vestitino elegante, con cravatta e coppola, come quando usciva con il nonno.

Per i genitori, il piccolo era “il nostro ometto coraggioso”. Oggi lo ricordano come un “angioletto custode”, una presenza che continua a dare forza alla famiglia e ai suoi fratelli.

Dal dolore è nata anche una decisione concreta. I genitori hanno annunciato la creazione di una fondazione dedicata al figlio.

“Servirà per aiutare i bambini che soffrono, non è giusto che muoiano com’è morto mio figlio”.

Indagini in corso sul trapianto e sugli eventi successivi

Parallelamente al lutto, prosegue l’inchiesta della Procura per chiarire cosa sia accaduto durante e dopo il trapianto. Il pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante ha disposto accertamenti tecnici sui telefoni cellulari sequestrati a sette persone indagate.

Gli esperti analizzeranno chat, messaggi vocali e comunicazioni scritte per ricostruire con precisione la gestione del trasporto dell’organo e le fasi dell’intervento.

Al centro dell’attenzione anche le modalità con cui il cuore è stato trasferito da Bolzano a Napoli, elemento ritenuto fondamentale per comprendere l’esatta dinamica dei fatti.

La cardiomiopatia dilatativa, patologia da cui era affetto il bambino, nei casi più gravi richiede il trapianto come unica soluzione terapeutica, dopo il fallimento delle cure farmacologiche o dei dispositivi di assistenza cardiaca.