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Tommaso Cerno attacca Conte: “Parla di disegno criminale ma teme il 25% dei suoi voti Sì”

Tommaso Cerno accusa Giuseppe Conte di alzare i toni contro Carlo Nordio sulla riforma della giustizia mentre il 25% dei suoi elettori voterebbe Sì al referendum.

L’affondo di Giuseppe Conte contro Carlo Nordio

Alla vigilia del referendum sulla giustizia, lo scontro politico si inasprisce.
Secondo Tommaso Cerno, l’ex premier Giuseppe Conte avrebbe scelto la linea dell’attacco frontale contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Conte ha parlato di «un disegno di politica criminale» riferendosi alla riforma approvata in doppia lettura dalle Camere.
Un’espressione che, per Cerno, segna un’escalation nei toni proprio mentre dal Quirinale era arrivato l’invito ad abbassare il livello dello scontro.

Nel mirino del leader del Movimento 5 Stelle c’è la riforma attesa da anni, ora sottoposta al giudizio degli elettori.
Parole che hanno immediatamente acceso il confronto tra maggioranza e opposizione.

Il sondaggio che agita il Movimento 5 Stelle

Secondo Tommaso Cerno, dietro l’attacco di Conte ci sarebbe anche un dato politico.
Un sondaggio di Antonio Noto pubblicato da Il Giornale avrebbe rivelato che il 25% degli elettori del M5S sarebbe orientato a votare Sì.

Un elemento che complicherebbe la strategia del leader pentastellato, soprattutto dopo le dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri, secondo cui chi vota Sì sarebbe un «criminale» o un «massone».

Nel centrosinistra, osserva Cerno, una parte del Partito Democratico si è già schierata per il Sì, nonostante la linea ufficiale contraria.
Tra le voci più esposte c’è quella di Pina Picierno, che ha rivendicato pubblicamente la propria posizione.

Il rischio politico in caso di vittoria del Sì

La domanda che pone Tommaso Cerno riguarda le conseguenze politiche di un’eventuale vittoria del Sì.
Se il referendum dovesse premiare la riforma, chi pagherebbe il prezzo all’interno del fronte contrario?

Secondo l’analisi del giornalista, un risultato favorevole al Sì potrebbe rafforzare la posizione della premier e aprire nuove tensioni tra i leader dell’opposizione impegnati nella corsa alla leadership.

Il referendum si conferma così non solo una sfida sulla giustizia, ma anche un banco di prova per gli equilibri politici in vista delle prossime elezioni.