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Auto non si ferma allo stop della Polizia, Vittorio Feltri “Chi fugge accetta il rischio di Morire”

Le parole di Vittorio Feltri sono nette, senza sfumature. Davanti all’ennesima tragedia avvenuta dopo una fuga a un posto di blocco, il direttore non cerca attenuanti.

“Stavolta a morire sono stati tre innocenti. Non delinquenti in fuga, non chi stava tentando di sottrarsi a un controllo, ma una famiglia che tornava a casa. Padre, madre, figlio. Tre vite spezzate in pochi secondi”.

“Non è una fatalità, è una scelta”

Feltri insiste su un punto preciso: non si tratta di destino o sfortuna.

“La causa non è una fatalità. È una scelta. Chi non si ferma all’alt compie un atto volontario. Decide di trasformare la strada in una pista da fuga. Decide che la propria paura o convenienza valgono più della sicurezza altrui”.

Secondo il giornalista, il nodo che molti evitano di affrontare è semplice: “Se non ci fosse la fuga, non ci sarebbe l’inseguimento”.

Un ragionamento che ribalta l’asse del dibattito pubblico, spesso concentrato sulle modalità dell’intervento delle forze dell’ordine.

Il dibattito sugli agenti

Ogni volta che si verifica un episodio simile, osserva Feltri, l’attenzione si sposta immediatamente su chi insegue.

“Dovevano inseguire? Non era meglio lasciarli andare?”.

Il riferimento è anche a casi precedenti, come quello avvenuto a Milano con la morte di Rami durante una fuga in scooter, quando furono avviate verifiche sui carabinieri per valutare eventuali responsabilità.

“Le verifiche sono legittime. In uno Stato serio si controlla tutto”, precisa Feltri. Ma aggiunge: “Il riflesso automatico per cui chi insegue diventa sospetto morale, mentre chi scappa viene quasi derubricato a vittima del sistema, è un capovolgimento pericoloso”.

La legge, ricorda, non lascia spazio a interpretazioni: davanti a un alt bisogna fermarsi. Forzare un posto di blocco comporta l’intervento delle forze dell’ordine. E per fermare qualcuno che fugge, talvolta, è inevitabile inseguirlo.

“Basta accelerare per sentirsi impuniti?”

Per Feltri il rischio più grande è il messaggio che passerebbe se lo Stato rinunciasse a inseguire chi scappa.

“Il messaggio sarebbe devastante: basta premere sull’acceleratore per garantirsi l’impunità”.

Qui si inserisce una riflessione più ampia sulla percezione dell’illegalità.

“Si è diffusa l’idea che si possa violare la legge e poi lamentarsi delle conseguenze. Che si possa vivere di illegalità diffusa, furti, scassi, fughe, e pretendere che l’ordine pubblico si adegui”.

La sicurezza, sottolinea, non è un’opinione ma un diritto dei cittadini che rispettano le regole.

“Paradossalmente, fermarsi sarebbe costato meno. Anche se si fosse trattato di rispondere di un furto o di altro. Si sarebbe parlato di reati. Si sarebbe parlato di tribunali. Invece ora si parla di omicidio plurimo”.

La conclusione è amara: “Chi scappa a folle velocità in città accetta implicitamente il rischio di uccidere qualcuno. È una roulette russa collettiva. E la pallottola, quasi sempre, colpisce chi non c’entra nulla”.