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Vittorio Feltri dopo l’aggressione a Milano: “Insultati e picchiati perché ebrei, l’odio è diventato normale”

Dopo l’aggressione a due turisti con la kippah a Milano, Vittorio Feltri denuncia la crescita dell’antisemitismo: “Prima le parole, poi le mani”.

L’aggressione a Milano e le parole di Vittorio Feltri sull’antisemitismo

L’aggressione avvenuta a Milano, in piazzale Siena, contro due giovani turisti ebrei ha riacceso il dibattito sulla crescita dell’antisemitismo in Italia. I due ragazzi, riconoscibili dalla kippah che portavano sul capo, sono stati insultati e colpiti da un gruppo di giovani nordafricani.

Un episodio che ha suscitato reazioni immediate anche nel mondo dell’informazione e dell’opinione pubblica. Tra le voci più dure quella del giornalista Vittorio Feltri, che ha commentato l’accaduto con un editoriale molto critico.

Secondo Feltri, quanto accaduto nel capoluogo lombardo non sarebbe un fatto isolato ma il segnale di un fenomeno più ampio.

“Milano, piazzale Siena: due giovani turisti ebrei, riconoscibili dalla kippah che portano sul capo, finiscono vittime di insulti antisemiti e di pugni da parte di un gruppo di ragazzini nordafricani. Un’aggressione gratuita, vile, figlia di un clima culturale che soltanto pochi anni fa sarebbe apparso inaccettabile nel cuore di una città europea come la nostra”.

Per il giornalista, il problema non riguarda soltanto il singolo episodio ma un contesto sociale che, negli ultimi anni, avrebbe visto crescere gli atti di odio contro gli ebrei.

I dati sull’antisemitismo in Italia citati da Vittorio Feltri

Nel suo intervento, Vittorio Feltri richiama anche i dati contenuti nel rapporto 2025 dell’Osservatorio antisemitismo della Fondazione CDEC, che registra un forte aumento degli episodi antiebraici nel Paese.

Secondo le cifre citate, nell’ultimo anno in Italia sarebbero stati segnalati 963 episodi di antisemitismo. Di questi, oltre 300 riguarderebbero aggressioni reali, mentre più di 600 sarebbero insulti, minacce o intimidazioni diffuse online.

Il dato più significativo riguarda la crescita registrata negli ultimi anni. Dal 2022 al 2025 gli episodi sarebbero infatti più che quadruplicati.

Per Feltri, questa tendenza rappresenta un segnale allarmante non soltanto per i numeri ma anche per la dinamica culturale che li accompagna.

Secondo il giornalista, l’antisemitismo contemporaneo si manifesterebbe spesso in forme indirette, mascherate da critica politica o da posizioni ideologiche legate alla questione mediorientale.

Feltri accusa la sinistra: “Così si normalizza l’odio”

Nel suo intervento, Vittorio Feltri punta il dito anche contro una parte dell’opinione pubblica e del mondo politico che, a suo giudizio, contribuirebbe a creare un clima favorevole alla diffusione dei pregiudizi.

“La sinistra, sia quella politica che intellettuale, ha un ruolo non marginale in questa deriva. Non parlo di chi condanna apertamente ogni forma di odio e discriminazione. Parlo invece di quella parte dell’opinione pubblica che, per ragioni ideologiche, ha smesso di distinguere tra critica legittima a determinate politiche di uno Stato e attacco indiscriminato nei confronti di un popolo”.

Il giornalista sottolinea che la critica alle politiche di Israele non dovrebbe trasformarsi in un pretesto per colpire persone che non hanno alcun ruolo nelle vicende geopolitiche.

Secondo Feltri, ciò che è accaduto a Milano dimostrerebbe come pregiudizi e slogan possano trasformarsi in violenza reale quando incontrano individui riconoscibili per la loro identità religiosa.

“Due ragazzi in visita non sono macchine di propaganda. Due ragazzi con la kippah non sono simboli politici. Sono esseri umani”.

Il giornalista conclude il suo intervento con un appello alla responsabilità delle istituzioni e della società civile.

“Quando due giovani vengono insultati e colpiti soltanto perché portano un segno della loro fede, non è solo il loro corpo che viene ferito, è la nostra coscienza collettiva che viene messa a rischio”.