Feltri attacca il femminismo sull’8 marzo: “Si tace quando i colpevoli non sono italiani”
Vittorio Feltri critica il dibattito sull’8 marzo e sostiene che la violenza sulle donne non debba essere letta con filtri ideologici o politici.
Vittorio Feltri critica la narrazione sull’8 marzo
Il giornalista Vittorio Feltri interviene nel dibattito pubblico sull’8 marzo e sulla violenza contro le donne con una riflessione critica sull’impostazione che, secondo lui, domina ormai da anni il confronto mediatico e politico.
Secondo Feltri, la Giornata internazionale della donna si sarebbe trasformata in una sorta di rituale nel quale vengono riproposti gli stessi concetti e le stesse accuse rivolte alla società occidentale.
Nel suo ragionamento, il giornalista sostiene che il bersaglio individuato da una parte del dibattito pubblico sarebbe sempre lo stesso: il cosiddetto “maschio bianco occidentale”.
Per Feltri, questa impostazione rischierebbe però di semplificare eccessivamente il problema della violenza sulle donne, che non può essere ricondotto a una sola categoria sociale o culturale.
Secondo il direttore editoriale, la cronaca quotidiana dimostrerebbe infatti come gli episodi di violenza possano avere origini molto diverse tra loro.
Il caso di Bergamo e il tema della violenza sulle donne
Nel suo intervento, Vittorio Feltri richiama un episodio di cronaca avvenuto a Bergamo, che descrive come particolarmente grave e capace di scuotere l’opinione pubblica.
Secondo il giornalista, vicende di questo tipo dovrebbero essere al centro del dibattito pubblico soprattutto in una giornata simbolica come l’8 marzo.
Feltri osserva tuttavia che, a suo giudizio, alcune notizie riceverebbero maggiore attenzione rispetto ad altre, a seconda delle circostanze o dell’identità dei responsabili.
Il giornalista parla quindi di un atteggiamento che definisce “silenzio selettivo”.
Secondo la sua analisi, quando il responsabile di una violenza appartiene a una categoria considerata parte del sistema sociale occidentale, la reazione pubblica sarebbe più forte e immediata.
Quando invece l’autore del reato proviene da contesti diversi, sostiene Feltri, il dibattito pubblico tenderebbe a diventare più prudente.
La posizione di Feltri sulla difesa delle donne
Nel suo intervento, Vittorio Feltri sottolinea che la difesa delle donne dovrebbe essere un principio universale, indipendente dall’identità o dall’origine di chi commette un crimine.
Secondo il giornalista, ogni episodio di violenza dovrebbe essere trattato con lo stesso livello di attenzione e di condanna, senza distinzioni legate a considerazioni politiche o ideologiche.
Per Feltri, il rischio sarebbe quello di trasformare un tema delicato come la sicurezza delle donne in uno strumento di scontro politico.
Il giornalista conclude la sua riflessione sostenendo che la violenza non cambia gravità a seconda dell’identità dell’autore e che la tutela delle vittime dovrebbe rimanere il punto centrale del dibattito pubblico.
Secondo la sua analisi, solo affrontando il problema senza filtri ideologici sarebbe possibile garantire una difesa reale e coerente delle donne.
