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“Quarta Repubblica”, D’Errico accusa il pm Woodcock: “Arrestato senza prove, 22 giorni in carcere da innocente”

Massimiliano D’Errico racconta in tv la sua vicenda giudiziaria: 22 giorni in carcere nel 2017 per un’accusa di riciclaggio poi risultata infondata.

Massimiliano D’Errico racconta l’arresto e i 22 giorni in carcere

La vicenda giudiziaria che ha coinvolto Massimiliano D’Errico torna al centro del dibattito pubblico dopo il suo intervento nella trasmissione “Quarta Repubblica”.

L’imprenditore ha raccontato quanto accaduto nel 2017, quando venne arrestato con l’accusa di riciclaggio internazionale e trascorse 22 giorni in carcere.

Secondo D’Errico, l’intera vicenda si è poi conclusa con il riconoscimento della sua completa estraneità ai fatti contestati.

Per questo motivo ha definito quanto accaduto un errore giudiziario.

“Un errore giudiziario”.

L’imprenditore ha spiegato che dopo l’assoluzione ha deciso di avviare una causa civile chiedendo un risarcimento di 10 milioni di euro per i danni subiti durante quella vicenda.

Secondo D’Errico, il caso solleva anche il tema della responsabilità di chi conduce indagini e delle conseguenze che errori di questo tipo possono avere sulla vita delle persone coinvolte.

Le accuse al magistrato Henry John Woodcock

Durante il racconto televisivo, Massimiliano D’Errico ha indicato il magistrato Henry John Woodcock, sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, come il pm che firmò l’inchiesta che portò al suo arresto.

“Woodcock e senza nessuna prova”.

Nel corso dell’intervista l’imprenditore ha sostenuto che il materiale utilizzato nell’impianto accusatorio sarebbe stato privo di documentazione concreta.

“Mi accusano di riciclaggio internazionale. La documentazione non esisteva, la gip aveva fatto un copia in colla dall’accusa. Woodcock aveva fatto un copia e incolla, ricopiando punti, virgole e pure errori”.

Secondo il racconto di D’Errico, durante le indagini non sarebbero emersi elementi in grado di confermare le accuse iniziali.

La decisione del giudice e il ricorso al Csm

Nel ricostruire la vicenda, Massimiliano D’Errico ha spiegato che il giudice per le indagini preliminari avrebbe successivamente annullato l’impianto accusatorio.

Secondo quanto riferito dall’imprenditore, il provvedimento avrebbe riconosciuto non solo l’assenza del reato contestato ma anche la mancanza di qualsiasi tentativo di commetterlo.

“Non hanno trovato nulla. Il gip annulla l’intero impianto accusatorio e dice che non solo non ho fatto il reato, ma non ho neanche provato a fare il reato”.

Dopo la chiusura della vicenda giudiziaria, D’Errico ha presentato un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, chiedendo che venissero valutate eventuali responsabilità nella gestione dell’indagine.

Secondo il suo racconto, però, il procedimento non avrebbe portato ad alcun risultato concreto.

“Non hanno fatto nulla, dieci righe in cui non dicono nulla”.

La vicenda raccontata dall’imprenditore riporta al centro del dibattito il tema degli errori giudiziari e delle possibili conseguenze per chi viene coinvolto in indagini poi risultate infondate.