Italia & Dintorni

Sallusti accusa la sinistra: “Bossi insultato da vivo, ora arruolato da morto”

Giovanni Sallusti attacca giornali e intellettuali: “Riscrivono Bossi per colpire il governo, ma è un capovolgimento totale della realtà”.

“Vogliono prendersi l’imprendibile”: l’affondo contro giornali e intellettuali

Nel dibattito seguito alla scomparsa di Umberto Bossi, arriva un intervento durissimo di Giovanni Sallusti, che denuncia un tentativo sistematico, da parte di una parte del mondo mediatico e culturale, di reinterpretare e “appropriarsi” politicamente della figura del fondatore della Lega, trasformandolo in qualcosa di profondamente diverso rispetto alla sua storia reale e utilizzandone l’immagine come strumento polemico contro l’attuale governo.

“Vogliono appropriarsi pure dell’Inappropriabile”, afferma, accusando apertamente “giornaloni, intellettualini e perfino avversari” di aver provato ad arruolare il Senatùr dentro una narrazione che, a suo giudizio, non ha alcun fondamento storico ma risponde esclusivamente a esigenze di scontro politico contemporaneo.

Il riferimento diretto è ad alcune ricostruzioni giornalistiche che descrivono Umberto Bossi come un anticipatore di posizioni europeiste o addirittura come un “antisovranista”, una lettura che Sallusti definisce un vero e proprio capovolgimento della sua visione politica.

“Non voleva un super-Stato europeo”: la battaglia sul significato del federalismo

Al centro della critica di Giovanni Sallusti vi è l’interpretazione della visione europea di Umberto Bossi, che secondo questa ricostruzione non puntava affatto alla creazione di un’Europa centralizzata, ma al contrario a una struttura confederale fondata su popoli e territori, in netta opposizione a qualsiasi forma di centralismo, sia nazionale che sovranazionale.

“Non attaccava il Moloch statalista italico per costruire un super-Moloch a Bruxelles”, sostiene, chiarendo come il progetto politico bossiano fosse quello di un’Europa delle regioni e non di una burocrazia centralizzata, e accusando chi oggi lo descrive diversamente di piegare la storia a esigenze di polemica attuale.

Nel mirino anche le letture che collegano Bossi a una presunta matrice progressista, considerate una forzatura utile solo a inserirlo, anche postumo, in uno schema politico che non gli apparteneva.

“Da razzista a simbolo”: il cambio di narrazione e il passato dimenticato

La parte più dura dell’intervento riguarda il cambiamento radicale di giudizio nei confronti di Umberto Bossi, che negli anni della sua ascesa politica era stato oggetto di critiche feroci e spesso descritto con toni estremamente negativi da parte di quegli stessi ambienti che oggi ne rivaluterebbero la figura.

“Gli hanno dato del razzista, del troglodita, dell’estremista, perfino dell’eversore”, ricorda, sottolineando come la trasformazione attuale venga percepita come una forma di incoerenza o opportunismo politico.

Viene inoltre richiamato il clima di forte tensione degli anni Novanta, quando Umberto Bossi veniva contestato duramente anche nelle piazze, con episodi che oggi vengono contrapposti alla narrazione più conciliante e quasi celebrativa emersa dopo la sua scomparsa.

“Quando Bossi era Bossi… era la reincarnazione padana di Mussolini”, osserva Sallusti, denunciando quella che definisce una riscrittura postuma della sua figura e invitando a lasciare la sua memoria fuori dalle polemiche contemporanee.