Anarchici choc dopo la morte di Sara e Sandro: “Morti combattendo, la guerra sociale continua”
Documento firmato da sigle anarchiche rivendica Mercogliano e Ardizzone: “Esempio rivoluzionario, la violenza è parte della libertà”. Allarme per il clima radicalizzato.
“Morti combattendo”: la rivendicazione degli anarchici
Dopo la morte di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, deceduti nell’esplosione di un ordigno in un casolare a sud di Roma, emerge un documento firmato da diverse sigle anarchiche che rivendica apertamente la loro appartenenza al movimento e ne esalta il gesto, definendolo un atto coerente con una visione rivoluzionaria della lotta.
“Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo”, si legge nel testo, che presenta i due come militanti impegnati fino all’ultimo istante in quella che viene definita una “guerra sociale”, respingendo qualsiasi interpretazione diversa da quella di una scelta consapevole e militante.
Nel documento si insiste sul valore simbolico della loro morte, descritta come il risultato di un percorso radicale e senza compromessi.
“La libertà è una qualità che si sperimenta mettendosi a rischio”, scrivono, sottolineando come l’azione diretta e il pericolo siano considerati elementi centrali nella loro visione ideologica.
“Serve la violenza rivoluzionaria”: il messaggio e l’attacco ai media
Il contenuto del testo assume toni ancora più duri quando affronta il tema della violenza, descritta non come un eccesso ma come parte integrante della lotta.
“La guerra sociale non è una recita, è anzitutto una guerra”, affermano, rivendicando una linea di azione che non esclude l’uso della forza e respingendo le prese di distanza che, secondo gli autori del documento, servirebbero solo a garantire una sicurezza “vergognosa”.
Nel mirino anche i media, definiti “pennivendoli prezzolati”, accusati di aver raccontato i fatti in modo distorto e di rappresentare uno strumento della “macchina della propaganda”, con una critica che riflette un clima di totale sfiducia verso le istituzioni e l’informazione.
“La nostra vendetta sarà terribile”: tensione e allarme per la sicurezza
Il documento si chiude con toni che alimentano ulteriori preoccupazioni sul piano della sicurezza, con riferimenti a una possibile escalation e a una volontà di proseguire la lotta senza arretramenti, anche dopo la morte dei due militanti.
“La loro volontà rivoluzionaria ha la forza di andare oltre il tempo”, si legge, accompagnata da espressioni che evocano una continuità dell’azione e una determinazione a portare avanti il percorso intrapreso.
In parallelo, compaiono anche scritte e messaggi che parlano apertamente di vendetta, contribuendo ad accrescere la tensione e a richiamare l’attenzione delle autorità su un contesto che appare sempre più radicalizzato e potenzialmente pericoloso.
