Accoltella due ladri in casa, uno muore, padrone di casa condannato a 15 anni di carcere
A Reggio Calabria condannato il macellaio Francesco Putortì: per i giudici non fu legittima difesa, colpì i ladri mentre erano in fuga.
Reggio Calabria, Francesco Putortì e l’omicidio durante il furto in casa
È stato condannato a 15 anni e 6 mesi di reclusione Francesco Putortì, macellaio di 50 anni di Reggio Calabria, ritenuto responsabile di omicidio volontario e tentato omicidio. La decisione è stata emessa dalla Corte d’Assise al termine del processo sui fatti avvenuti il 28 maggio 2024.
Secondo quanto ricostruito, Putortì rientrò nella propria abitazione, situata in contrada Rosario Valanidi, sorprendendo due uomini intenti a compiere un furto al piano superiore. I due intrusi, originari di Catania, si trovavano all’interno dell’abitazione quando è scoppiata una violenta colluttazione.
Durante lo scontro, il 50enne avrebbe afferrato un coltello, colpendo entrambi i ladri. L’episodio si è sviluppato in pochi istanti, trasformando il tentativo di furto in un fatto di sangue che ha portato all’intervento delle forze dell’ordine e all’avvio dell’indagine.
La fuga dei ladri e la morte all’ospedale Morelli
Dopo essere stati feriti, i due uomini si sono dati alla fuga. Uno di loro, gravemente colpito, è stato trasportato dai complici nei pressi dell’ospedale Morelli di Reggio Calabria, dove è stato abbandonato nei giardini della struttura sanitaria. Poco dopo il suo arrivo, è deceduto a causa delle ferite riportate.
Il secondo ladro, anch’egli ferito, è riuscito a lasciare la città e a raggiungere la Sicilia, dove è stato successivamente rintracciato in un ospedale di Messina.
Durante la fuga, i due avrebbero perso anche due pistole precedentemente sottratte dall’abitazione di Putortì, elemento che ha contribuito alla ricostruzione complessiva dei fatti da parte degli inquirenti.
La decisione dei giudici: esclusa la legittima difesa
Nel corso del processo, la difesa di Francesco Putortì aveva chiesto il riconoscimento della legittima difesa domiciliare o, in alternativa, della legittima difesa putativa. In subordine, era stata avanzata anche la richiesta di riqualificare il fatto come eccesso colposo di legittima difesa o omicidio preterintenzionale.
La Corte d’Assise ha però respinto tutte le richieste difensive, escludendo anche le attenuanti generiche legate alla difesa della proprietà privata.
Secondo i giudici, l’imputato avrebbe colpito i due ladri alle spalle mentre erano in fuga, configurando così un’azione non più difensiva ma volontaria e punitiva. Questo elemento è stato ritenuto determinante per qualificare il fatto come omicidio volontario.