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Feltri sul carabiniere a processo: “Stato contro chi lo difende”

Vittorio Feltri critica il rinvio a giudizio di un carabiniere per omicidio stradale, denunciando un cortocircuito tra Stato e forze dell’ordine.

Vittorio Feltri sul carabiniere: il caso che divide

Le parole di Vittorio Feltri intervengono con forza nel dibattito sul rinvio a giudizio di un carabiniere accusato di omicidio stradale durante un inseguimento. Il giornalista evidenzia un elemento centrale: il militare era impegnato in un’azione di servizio, nel tentativo di fermare chi cercava di sottrarsi alla legge.

Secondo Vittorio Feltri, la vicenda non può essere considerata come un semplice episodio giudiziario, ma rappresenta un segnale più ampio. «Qui non siamo di fronte a un semplice fatto giudiziario. Siamo davanti a qualcosa di più grave: un cortocircuito tra lo Stato e se stesso».

Il punto sottolineato riguarda la ricostruzione dei fatti, che rischierebbe di mettere sullo stesso piano chi fugge e chi interviene per far rispettare la legge. «Tutto viene appiattito, livellato, reso indistinguibile: chi fugge e chi insegue, chi viola la legge e chi la fa rispettare».

Il rischio per le forze dell’ordine secondo Vittorio Feltri

Nel suo intervento, Vittorio Feltri pone l’attenzione sulle conseguenze che un simile approccio potrebbe avere sul lavoro quotidiano delle forze dell’ordine. Il timore espresso riguarda la possibilità che gli agenti possano sentirsi esposti a responsabilità giudiziarie anche durante operazioni svolte nell’ambito del servizio.

«Chi interviene rischia di pagare più di chi scappa. Chi indossa una divisa non è più tutelato dallo Stato, ma esposto, sacrificabile, persino colpevolizzabile», afferma.

Da qui la domanda che il giornalista pone in modo diretto: «Quale carabiniere, quale poliziotto, quale agente sarà ancora disposto a intervenire con prontezza, sapendo che ogni sua azione potrà essere riletta, scomposta e infine trasformata in un capo d’imputazione?».

Giustizia e ruolo dello Stato: il nodo centrale

Nel suo ragionamento, Vittorio Feltri chiarisce che il tema non riguarda l’eventuale impunità, ma l’applicazione della legge in modo equilibrato. «Non si tratta di invocare impunità, sia chiaro. La legge vale per tutti. Ma proprio perché vale per tutti, deve essere applicata con intelligenza, distinguendo tra chi delinque e chi combatte il crimine».

Il giornalista evidenzia il rischio di un sistema che, invece di sostenere chi opera per garantire sicurezza, finisca per esporlo a un percorso giudiziario lungo e complesso. «Si finisce in una zona grigia dove lo Stato non difende più i propri uomini, ma li consegna al sospetto, al processo mediatico, a un calvario giudiziario che spesso dura anni».

Infine, la riflessione si allarga al ruolo delle istituzioni: «Uno Stato che mette alla sbarra chi lo difende compie un gesto che definire autolesionista è poco». Secondo questa analisi, una simile dinamica rischierebbe di incidere sulla credibilità dello Stato e sulla percezione dell’autorità da parte dei cittadini.