Dona la casa alla figlia, poi viene sfrattato: le fa causa ma il giudice gli dà torto

Ravenna, casa intestata alla figlia: padre sfrattato tenta causa per ingratitudine ma il tribunale civile respinge la richiesta dopo anni di tensioni

Aveva ceduto la casa alla figlia e si è ritrovato fuori dalla porta, dando inizio a una battaglia legale finita con una decisione che fa discutere.

Casa intestata alla figlia: lo scontro familiare finisce in tribunale

La vicenda arriva da Ravenna, dove un uomo ha trascinato in giudizio la propria figlia dopo essere stato sfrattato dall’abitazione che lui stesso aveva acquistato anni prima. Al centro della disputa, una donazione indiretta risalente al 2011: l’uomo aveva comprato la casa per circa 128mila euro, intestandola però alla figlia.

Per oltre dieci anni il padre ha continuato a vivere nell’immobile, fino a quando, nel 2022, la donna ha comunicato la volontà di venderlo. Da quel momento i rapporti tra i due si sono incrinati, aprendo una frattura sempre più profonda.

Il conflitto si è aggravato fino ad arrivare allo sfratto. Secondo il racconto dell’uomo, la figlia avrebbe imposto l’uscita dall’abitazione arrivando a minacciare l’intervento dei carabinieri. Un episodio vissuto come un affronto personale, che ha spinto il genitore ad avviare una causa civile.

La causa per ingratitudine e le accuse del padre

L’uomo ha chiesto al tribunale la revoca della donazione per ingratitudine, una possibilità prevista dal codice civile italiano in presenza di comportamenti ritenuti particolarmente gravi. Secondo la sua versione, lo sfratto forzato e il deterioramento dei rapporti rappresentavano un’ingiuria tale da giustificare l’annullamento del trasferimento dell’immobile.

Il procedimento si è sviluppato nel corso degli anni, ricostruendo nel dettaglio la relazione tra padre e figlia e i momenti che hanno portato alla rottura definitiva. La vicenda si è così trasformata da conflitto familiare a caso giudiziario, attirando attenzione anche per le implicazioni legate alle donazioni tra parenti.

La richiesta dell’uomo era chiara: ottenere la restituzione dell’immobile, sostenendo che il comportamento della figlia fosse incompatibile con i doveri morali derivanti dal gesto ricevuto.

La decisione del tribunale di Ravenna e le motivazioni

Il tribunale civile di Ravenna ha però respinto la domanda, escludendo la presenza dei presupposti necessari per configurare l’ingratitudine. Nella sentenza, il giudice ha evidenziato come il comportamento della figlia, pur non privo di criticità, non raggiungesse il livello richiesto dalla legge.

Nel provvedimento si legge: “nel comportamento tenuto dalla figlia in relazione a tali episodi, per quanto non esente da censure, non può ravvisarsi quella perversa animosità suscitante ripugnanza nella coscienza sociale che caratterizza l’ingiuria grave che avrebbe potuto portare alla revoca della donazione indiretta, secondo l’orientamento giurisprudenziale, trattandosi di condotte da inquadrare nell’ambito di un conflitto instauratosi tra padre e figlia”.

Tra gli elementi considerati, anche il fatto che la donna avesse comunicato con largo anticipo l’intenzione di vendere l’immobile e si fosse attivata per cercare una soluzione abitativa alternativa per il padre.

La sentenza mette così fine a una lunga controversia familiare, stabilendo che il caso rientra nell’ambito di un conflitto personale e non in quello dell’ingratitudine giuridicamente rilevante.

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