Una coppia australiana ha ottenuto il risarcimento dopo un matrimonio a Pienza segnato da problemi, incidenti e gravi disservizi.
Matrimonio a Pienza trasformato in una giornata di problemi
Doveva essere il giorno perfetto in uno degli scenari più suggestivi della Toscana, tra le colline della Val d’Orcia e il fascino medievale di Monticchiello, frazione di Pienza, in provincia di Siena. Per una coppia australiana, però, il matrimonio organizzato nell’estate del 2022 si è trasformato in una lunga serie di inconvenienti, errori e momenti di forte tensione, fino alla decisione di portare la vicenda davanti al giudice.
A distanza di quasi quattro anni, il Tribunale di Grosseto ha riconosciuto una parte significativa delle contestazioni avanzate dagli sposi, condannando la società incaricata dell’organizzazione dell’evento a versare circa 19 mila euro tra danni e spese legali. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Silvia Leone, che ha ritenuto provati diversi disservizi capaci di compromettere la qualità complessiva della cerimonia.
La coppia, non potendo seguire personalmente i preparativi dall’Australia, aveva scelto di affidarsi a una società grossetana specializzata in eventi. L’incarico comprendeva ogni fase dell’organizzazione: location, catering, allestimenti, fiori, illuminazione, cartellonistica, bouquet, bomboniere, auto, servizio fotografico, video e riprese con drone. Per realizzare quel progetto gli sposi avevano versato oltre 25 mila euro, convinti di poter contare su una regia impeccabile.
Fiori sbagliati, nomi errati e auto in panne durante la cerimonia
Le contestazioni hanno riguardato numerosi aspetti dell’evento. Tra i primi problemi segnalati dagli sposi ci sono stati gli allestimenti floreali, ritenuti non conformi agli accordi e non realizzati a regola d’arte. Secondo quanto emerso nel procedimento, il bouquet della sposa, la coroncina e le decorazioni non avrebbero rispettato le aspettative, anche perché i fiori utilizzati non sarebbero stati freschi come previsto.
A questo si è aggiunto un errore particolarmente evidente nel libretto della liturgia, dove in un passaggio della celebrazione comparivano nomi sbagliati. Una svista che, in un momento così simbolico, ha contribuito ad aggravare il disagio della coppia e a rafforzare il quadro delle contestazioni portate in aula.
Anche l’auto noleggiata per accompagnare gli sposi avrebbe creato problemi fin dall’inizio della giornata. Il mezzo, secondo quanto ricostruito, non riusciva a partire correttamente e in più occasioni sarebbe stato necessario metterlo in moto a spinta. Un episodio definito dagli sposi particolarmente imbarazzante, perché avvenuto proprio durante una fase centrale della cerimonia.
I disservizi hanno riguardato anche il catering. Durante l’aperitivo, secondo quanto emerso, sarebbe mancato personale incaricato di assistere gli ospiti nell’area dedicata al servizio. Nella zona beverage, inoltre, non sarebbero stati disponibili i bicchieri. La situazione è stata descritta negli atti processuali con un dettaglio significativo: “lo sposo aveva dovuto bere acqua direttamente dalla bottiglia”.
Torta insufficiente, ballo non ripreso e incidente in piscina
Il ricevimento avrebbe presentato ulteriori criticità. La torta nuziale, secondo la ricostruzione degli sposi, era troppo piccola rispetto al numero degli invitati, tanto che molti ospiti non sarebbero riusciti nemmeno ad assaggiarla. Non furono serviti neppure alcuni biscotti australiani consegnati dalla coppia al catering, pensati come omaggio alle proprie origini e destinati agli invitati.
Anche il servizio fotografico e video è finito tra i punti contestati. A causa dei ritardi e degli inconvenienti accumulati durante la giornata, il momento del ballo non sarebbe stato documentato adeguatamente. Per gli sposi si è trattato di una mancanza pesante, perché proprio le danze rappresentavano una delle parti più attese e partecipate del ricevimento.
L’episodio più grave, però, si è verificato durante la festa e ha coinvolto alcuni invitati. Una donna incinta di sei mesi, amica degli sposi, sarebbe caduta in piscina insieme ad altre persone a causa di un’intercapedine non adeguatamente segnalata. La donna è stata costretta a recarsi al pronto soccorso per accertamenti, mentre gli sposi, preoccupati per le sue condizioni, hanno lasciato il ricevimento per circa un’ora per accompagnarla e sincerarsi personalmente del suo stato di salute.
Il Tribunale di Grosseto non ha accolto tutte le richieste risarcitorie formulate dalla coppia, ma ha ritenuto che i disservizi accertati abbiano inciso in modo concreto sulla riuscita dell’evento. Da qui la condanna della società organizzatrice al pagamento di circa 19 mila euro tra danni e spese legali, chiudendo una vicenda giudiziaria nata da un matrimonio che, nelle intenzioni degli sposi, avrebbe dovuto restare indimenticabile per ragioni molto diverse.
