Tumore al pancreas, il nuovo farmaco in compresse mostra dati mai visti da decenni, “Sopravvivenza ed efficacia senza precedenti”

Il farmaco sperimentale Daraxonrasib mostra risultati importanti nel tumore al pancreas metastatico, con sopravvivenza media quasi raddoppiata rispetto alla chemioterapia.

Daraxonrasib e tumore al pancreas, i dati dello studio internazionale

Una nuova prospettiva terapeutica si apre per i pazienti con tumore al pancreas metastatico, una delle neoplasie più aggressive e difficili da trattare. La molecola sperimentale Daraxonrasib, somministrata per via orale, ha mostrato risultati rilevanti in uno studio globale di fase 3 condotto su 500 pazienti già sottoposti a precedenti trattamenti. Il dato centrale riguarda la sopravvivenza complessiva: nei pazienti trattati con la nuova pillola la mediana è arrivata a 13,2 mesi, contro i 6,7 mesi registrati nel gruppo sottoposto alla chemioterapia tradizionale. A un anno dall’avvio della terapia, il 53,2% dei pazienti trattati con Daraxonrasib risultava ancora in vita, rispetto al 17,3% di quelli curati con chemioterapia. Anche il tempo senza progressione della malattia è aumentato, passando da 3,5 mesi a oltre 7 mesi. Per una patologia che in Italia provoca circa 15mila decessi ogni anno e che spesso viene diagnosticata in fase avanzata, si tratta di un risultato considerato particolarmente significativo dagli oncologi.

La molecola che punta al gene Kras nei tumori pancreatici

Il meccanismo d’azione di Daraxonrasib riguarda uno dei bersagli più complessi della ricerca oncologica: il gene Kras. Nell’adenocarcinoma del pancreas, questa alterazione genetica è presente in oltre il 90% dei casi e favorisce la crescita incontrollata delle cellule tumorali. La nuova molecola agisce sulla proteina alterata, bloccando il segnale che spinge il tumore a moltiplicarsi. L’elemento che ha attirato l’attenzione degli specialisti è però più ampio: i benefici sono stati osservati non solo nei pazienti con mutazione del gene Kras, ma anche in una quota più rara di malati senza quella specifica alterazione. La presentazione dei dati in sessione plenaria al congresso della Società americana di oncologia clinica conferma il peso scientifico dello studio, che viene indicato come uno dei risultati più importanti degli ultimi decenni nel trattamento del carcinoma pancreatico avanzato.

Meno effetti collaterali gravi e accesso negli Stati Uniti

Oltre all’aumento della sopravvivenza, lo studio ha evidenziato un profilo di tollerabilità più favorevole rispetto alla chemioterapia. Gli effetti collaterali gravi sono risultati inferiori nel gruppo trattato con Daraxonrasib e l’interruzione della terapia per tossicità ha riguardato solo l’1,2% dei pazienti, contro l’11,2% registrato tra quelli sottoposti ai trattamenti chemioterapici. Il dato è rilevante perché, nei pazienti con tumore al pancreas metastatico, l’obiettivo non è soltanto prolungare la vita, ma anche preservare per quanto possibile la qualità del tempo guadagnato. Negli Stati Uniti, in attesa dell’eventuale approvazione commerciale da parte della Fda, il trattamento è già disponibile attraverso un programma regolamentato di uso compassionevole. La ricerca prosegue anche su altri fronti: Daraxonrasib è in sperimentazione come terapia di prima linea e viene studiato per altri tumori collegati alle alterazioni del gene Ras. Gli scienziati stanno inoltre valutando combinazioni farmacologiche per limitare il rischio di resistenze nel tempo. Rachna Shroff, esperta di tumori gastrointestinali all’University of Arizona Cancer Center, ha commentato: “Stiamo osservando livelli di sopravvivenza ed efficacia senza precedenti”. Poi ha aggiunto: “Colpire il gene Kras nel cancro del pancreas è finalmente realtà”.

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