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Cerno travolge la sinistra nel giorno della Repubblica: “La festeggia con il velo e il burqa”

Tommaso Cerno interviene sulla festa della Repubblica e accusa la sinistra di allontanarsi dal modello liberale italiano.

Festa della Repubblica, Tommaso Cerno contro la sinistra

Nel giorno della festa della Repubblica, Tommaso Cerno interviene con parole durissime contro la sinistra, accusandola di aver smarrito il senso politico e storico della ricorrenza. Il suo ragionamento parte dal significato dell’Italia repubblicana, dalla scelta compiuta con il referendum istituzionale e dal valore della democrazia fondata sul voto popolare.
La dichiarazione si apre con un attacco frontale: “È la festa della Repubblica. La festa di chi ancora crede nell’Italia liberale. Anzi libera. La sinistra la festeggia con il velo e il burqa. Noi no”. Una frase che concentra il tono dell’intervento e che colloca subito lo scontro su un piano identitario, politico e culturale.
Secondo Cerno, il 2 giugno dovrebbe restare la festa di chi si riconosce nella storia democratica italiana, nella sovranità popolare e nelle istituzioni repubblicane. Per questo il giornalista rivendica una distanza netta da quella che definisce una piazza opposta allo spirito della ricorrenza: “Scusateci se restiamo davvero legati alla nostra storia, alla democrazia e alla Costituzione che non è la più bella del mondo, come dicono a sinistra, ma certamente è meglio della piazza anarchica-islamista”.

Cerno e l’attacco alla piazza “anarchica-islamista”

La parte più polemica dell’intervento riguarda il rapporto tra sinistra, manifestazioni di piazza e modello democratico italiano. Tommaso Cerno contrappone la celebrazione della Repubblica a ciò che considera un progetto culturale incompatibile con la tradizione liberale del Paese.
“Gli altri sono là mentre si festeggiano gli 80 anni del referendum che scelse la Repubblica. Sono in piazza con l’islamismo che sta progettando un modello alternativo al significato di quella scelta”. Il riferimento è al valore simbolico degli 80 anni dal referendum che portò alla nascita della Repubblica, ma anche alla percezione di una frattura politica che, secondo Cerno, attraverserebbe oggi il campo progressista.
Nel suo intervento, il giornalista richiama anche quanto accaduto in altri Paesi europei, indicando Francia e Gran Bretagna come esempi di scenari che l’Italia dovrebbe osservare con attenzione. “Qualcosa che possiamo già vedere in Francia e in Gran Bretagna, come se avessimo già il secondo tempo del film o, come si dice adesso, la prossima stagione della serie che ci attende”.
La critica non si limita alla cronaca della giornata, ma diventa una riflessione più ampia sul futuro della democrazia italiana. Cerno parla di un modello “antitetico” rispetto alla tradizione repubblicana e lega il tema alla stanchezza di una democrazia arrivata a un passaggio storico importante: “Ce lo dicono proprio oggi, dai loro cortei. Qualcosa di antitetico alla nostra democrazia che compie ottant’anni. E che li sente tutti, pesantemente, addosso”.

Democrazia, popolo e alternanza: la rivendicazione liberale

Nella seconda parte del suo intervento, Tommaso Cerno sposta il discorso sul rapporto tra popolo, urne e alternanza democratica. Il bersaglio diventa l’idea, attribuita alla sinistra, di una presunta superiorità politica capace di giustificare soluzioni tecniche o scorciatoie rispetto alla volontà elettorale.
“Forse hanno pensato che raccontandoci che esiste una politica migliore di un’altra ci saremmo arresi al sistema dei governi tecnici, che tecnici non erano, dimenticando il popolo”. Il riferimento è alla contrapposizione tra sovranità popolare e governo delle élite, uno dei punti centrali della lettura politica proposta da Cerno.
Il giornalista rivendica quindi la festa della Repubblica come festa di chi accetta il giudizio degli elettori, anche quando il risultato non coincide con le proprie aspettative politiche. “Ma questa è la nostra festa. Lo è diventata dopo tanti anni di ipocrisia camuffata da sapienza. Lo è diventata perché noi crediamo al popolo italiano, rispettiamo le sue decisioni, sia quando si vince sia quando si perde”.
La chiusura è affidata a una definizione del campo liberale, presentato come lo spazio di chi riconosce l’alternanza e il valore del voto. “Noi liberali rappresentiamo chi crede nel modello dell’alternanza, chi rispetta davvero il giudizio sovrano che viene dalle urne. Oggi è il compleanno della nostra bellissima Italia repubblicana. L’Italia di chi crede alla democrazia anche se vincono gli altri. Anzi, soprattutto in quel momento”.