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Salvini salta la parata del 2 giugno “Al Ministero per evitare scioperi”, Tajani lo punge: “Un peccato quando si manca”

Matteo Salvini assente alla parata del 2 giugno ai Fori Imperiali: il Mit lo difende, Tajani e La Russa commentano il caso.

Salvini assente alla parata del 2 giugno, scatta il caso politico

L’assenza di Matteo Salvini alla tradizionale parata del 2 giugno ai Fori Imperiali apre un nuovo fronte politico nel giorno della Festa della Repubblica. Il vicepremier e leader della Lega non era presente alla cerimonia istituzionale a Roma, una scelta che ha subito acceso commenti dentro la maggioranza e tra le opposizioni.
La giornata, dedicata alla celebrazione della nascita della Repubblica, ha visto la partecipazione delle più alte cariche dello Stato e di numerosi rappresentanti politici. Proprio per questo l’assenza di Salvini, che ricopre anche l’incarico di ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, non è passata inosservata.
Dal Mit è arrivata rapidamente una spiegazione ufficiale, con l’obiettivo di spegnere le polemiche prima che assumessero un peso maggiore. Fonti vicine al ministero hanno chiarito che il vicepremier ha trascorso la mattinata al lavoro su alcuni dossier considerati urgenti, a partire da trasporti, opere pubbliche e Pnrr.
Secondo la ricostruzione del dicastero, Salvini “ha passato tutta la mattinata al lavoro, come ieri peraltro, su trasporti e opere pubbliche da completare, Pnrr in primis”. Una giustificazione legata anche alla necessità di seguire da vicino il nodo dello sciopero dei ferrovieri proclamato per il prossimo 11 giugno.

Tajani punge Salvini: “È un peccato quando si manca”

La spiegazione tecnica fornita dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non ha però evitato le reazioni politiche. A commentare l’assenza di Matteo Salvini è stato anche l’altro vicepremier, Antonio Tajani, presente alle celebrazioni romane.
Il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia ha risposto con una frase destinata a far discutere. “Salvini assente? Non so, lo dovete domandare a lui. Non c’erano neanche Conte e la Schlein, non li ho visti. È un peccato quando si manca…”.
Le parole di Tajani non hanno assunto il tono di uno scontro frontale, ma hanno comunque segnato una distanza. Il riferimento alle assenze di Giuseppe Conte ed Elly Schlein ha allargato il discorso anche alle opposizioni, ma la frase conclusiva ha lasciato emergere una chiara sottolineatura politica sul valore della presenza alle celebrazioni del 2 giugno.
Nel governo, la vicenda arriva in una fase già segnata da sensibilità diverse tra gli alleati, soprattutto sui dossier più esposti dell’agenda politica. Per questo l’assenza del leader leghista alla parata ha assunto un significato più ampio rispetto alla sola agenda ministeriale, diventando un nuovo elemento di confronto interno alla coalizione.

La Russa minimizza: “Ognuno è dove vuole”

A ridimensionare il caso è intervenuto Ignazio La Russa, presidente del Senato, che ha scelto una linea più distaccata. A margine della cerimonia ai Fori Imperiali, La Russa ha preferito spostare l’attenzione anche sulle assenze dell’opposizione, sostenendo di non aver visto diversi rappresentanti dei gruppi parlamentari.
“Tranne Italia Viva, non ho visto un solo capogruppo dell’opposizione”, ha osservato il presidente del Senato, evitando di concentrare la polemica soltanto sul vicepremier leghista.
Alla domanda diretta sull’assenza di Salvini, La Russa ha poi tagliato corto: “Salvini assente? Ognuno è dove vuole. Ma io non chiedo mai dove sono, sono altri che hanno la mania di chiedere…”.
La vicenda resta quindi sospesa tra spiegazione istituzionale e lettura politica. Da una parte il Mit insiste sul lavoro del ministro sui dossier urgenti, dal Pnrr allo sciopero dei ferrovieri. Dall’altra, le parole di Tajani hanno reso evidente che, nel giorno della Festa della Repubblica, un’assenza così rilevante non poteva passare sotto silenzio.
Il caso conferma quanto ogni gesto, anche legato alla presenza o all’assenza in una cerimonia istituzionale, possa diventare terreno di confronto nella maggioranza. La parata del 2 giugno, pensata come momento unitario della vita repubblicana, si è così trasformata anche in un passaggio politico osservato con attenzione da alleati e avversari.