La Cassazione riconosce il diritto al risarcimento per la figlia nata dopo la morte del padre causata da errore medico.
Una ragazza oggi ventenne potrà ottenere un risarcimento che potrebbe superare il milione di euro per non aver mai conosciuto il padre, morto nel 2006 in Campania a causa di un errore medico. La vicenda giudiziaria, iniziata quasi vent’anni fa, riguarda il diritto della figlia, che al momento del decesso era ancora nel grembo della madre, a essere risarcita per la perdita del rapporto con il genitore. Dopo una decisione sfavorevole della Corte d’appello di Napoli, la Corte di Cassazione ha ribaltato l’impostazione dei giudici di secondo grado e ha disposto un nuovo esame per la quantificazione del danno.
Errore medico in Campania, il padre muore prima della nascita della figlia
Il caso nasce dalla morte di un uomo avvenuta mentre la moglie era incinta della loro unica figlia. La donna si è ritrovata ad affrontare da sola gli ultimi mesi della gravidanza, il parto e la crescita della bambina, dopo la perdita del compagno in circostanze poi ricondotte a una responsabilità sanitaria.
Subito dopo il decesso, la famiglia ha presentato denuncia nei confronti dei medici e della struttura ospedaliera ritenuti responsabili dell’errore medico. La vicenda è approdata davanti al tribunale e nel 2016, in primo grado, era arrivato un riconoscimento economico importante: alla madre e alla figlia era stato accordato un risarcimento complessivo di circa 1,2 milioni di euro, comprese le spese di giudizio.
La decisione sembrava aver riconosciuto non solo il danno subito dalla moglie, ma anche quello patito dalla bambina, privata del padre ancora prima di venire al mondo. Il quadro è però cambiato nel giudizio successivo.
La Corte d’appello di Napoli nega il risarcimento alla figlia
La Corte d’appello di Napoli ha infatti escluso il diritto della figlia al risarcimento, ritenendo che prima della nascita non potesse configurarsi un rapporto parentale giuridicamente tutelabile. Secondo questa impostazione, la bambina non avrebbe potuto vantare un danno risarcibile per la perdita di un padre morto prima che lei nascesse.
La pronuncia ha ridimensionato la portata del risarcimento e ha dato ragione all’azienda ospedaliera e ai medici coinvolti nella vicenda. Una decisione che la madre della ragazza ha contestato, scegliendo di proseguire la battaglia giudiziaria davanti alla Corte di Cassazione.
Nel ricorso è stato sostenuto che il danno alla figlia non potesse essere escluso solo perché la nascita era avvenuta dopo la morte del padre. La perdita del genitore, secondo la tesi difensiva, era comunque una conseguenza diretta della condotta sanitaria ritenuta illecita e aveva inciso in modo definitivo sulla vita della ragazza.
La Cassazione ribalta tutto: il danno va riconosciuto
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato la sentenza d’appello, rinviando il caso ai giudici competenti per una nuova valutazione sul risarcimento del danno. Per gli ermellini, la condotta illecita può incidere direttamente sul diritto al rapporto genitoriale anche quando il figlio nasce dopo la morte del padre.
Il principio affermato è rilevante: la perdita del genitore può privare il figlio di un insieme di diritti, relazioni e situazioni soggettive meritevoli di tutela, anche se il rapporto materiale non ha mai potuto svilupparsi per effetto dell’evento dannoso.
