Giorgia Meloni risponde a Donald Trump al vertice Nato di Ankara e difende linea italiana su Iran, difesa e Ucraina.
Giorgia Meloni non arretra dopo le critiche di Donald Trump e, al termine del vertice Nato di Ankara, rivendica la linea del governo italiano su Iran, basi militari, spese per la difesa e sostegno all’Ucraina. In conferenza stampa, la presidente del Consiglio ha escluso qualsiasi ripensamento sulle scelte politiche compiute negli ultimi mesi e ha ribadito che l’Italia continuerà a muoversi dentro una cornice definita: fedeltà all’alleanza occidentale, rispetto degli impegni internazionali, ma decisioni autonome su tempi, modalità e priorità nazionali.
Meloni e Trump, la premier difende l’unità dell’Occidente
Il passaggio più politico della conferenza stampa riguarda il rapporto con Donald Trump, dopo le tensioni emerse negli ultimi giorni sulla posizione italiana rispetto all’Iran. Meloni ha scelto di non riaprire lo scontro diretto, ma ha risposto sul piano della coerenza politica.
«Ho detto che non sarei tornata su questo argomento e non tornerò su questo argomento. Per quello che riguarda l’investimento politico, io non mi pento assolutamente di nulla di quello che ho fatto», ha dichiarato la premier.
La presidente del Consiglio ha spiegato di aver puntato sull’unità dell’Occidente non per convenienza tattica, né per il rapporto personale con il presidente americano, ma per una convinzione maturata e rivendicata nel tempo. Il punto, secondo la ricostruzione fornita da Meloni, è distinguere tra affinità politiche e subordinazione alle scelte di un altro governo.
«Io ho fatto un investimento politico per convinzione sull’unità dell’Occidente, l’ho rivendicato a 360°, non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Donald Trump. L’ho fatto con tutti gli interlocutori che ho trovato di fronte, chiaramente con Donald Trump c’erano delle affinità, ci sono delle affinità su alcuni temi della politica, per cui chiaramente ritenevo che potesse essere più semplice».
Il messaggio è rivolto sia agli alleati internazionali sia al fronte interno. Meloni conferma l’asse atlantico, ma respinge l’idea che il governo italiano debba accettare automaticamente ogni richiesta proveniente da Washington, soprattutto quando sono coinvolti scenari militari delicati.
Iran, basi Usa e spese Nato: la linea italiana resta prudente
Sul dossier Iran, la premier ha ribadito la posizione già indicata dal governo: l’Italia non parteciperà ad attacchi militari contro Teheran. La formula usata da Meloni è netta: «Linea chiara, non partecipiamo ad attacchi all’Iran».
Il tema riguarda anche l’utilizzo delle basi statunitensi presenti sul territorio italiano, questione sensibile perché lega la politica estera alla sovranità nazionale e ai passaggi istituzionali interni. La premier ha lasciato intendere che ogni decisione dovrà rispettare la cornice politica e parlamentare definita dall’esecutivo.
Sul fronte degli impegni Nato, Meloni ha confermato la volontà di rispettare gli obiettivi sulle spese per la difesa, ma ha escluso automatismi imposti dall’esterno. «Vogliamo rispettare gli impegni» sulle spese militari, ha affermato, precisando che l’Italia lo sta facendo e continuerà a farlo «ma in modo sostenibile, stabilendo noi i tempi, i modi e le priorità in base al contesto».
La posizione mira a tenere insieme due esigenze: da un lato rassicurare gli alleati sull’affidabilità dell’Italia dentro l’Alleanza Atlantica; dall’altro evitare che l’aumento della spesa militare venga percepito come una scelta svincolata dalle condizioni economiche e sociali del Paese.
Un altro dossier citato dalla presidente del Consiglio è quello dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per i traffici energetici internazionali. Meloni ha spiegato che l’Italia è «disposti a dare una mano, fare la nostra parte, pur nella cornice che abbiamo già indicato e con i necessari passaggi parlamentari». Anche in questo caso, la disponibilità alla cooperazione non viene presentata come adesione automatica a iniziative militari, ma come contributo da valutare nei limiti fissati dal governo e dal Parlamento.
Ucraina e opposizione, Meloni attacca la sinistra sulle spese militari
Nel confronto con la stampa, Meloni ha affrontato anche il capitolo Ucraina, confermando la continuità della linea italiana a sostegno di Kiev. La premier ha spiegato che il governo dovrebbe proseguire nell’invio di aiuti militari, affidando al ministro della Difesa Guido Crosetto la valutazione sul nuovo intervento.
«Penso che l’Italia proseguirà» a fornire aiuti militari a Kiev, ha detto Meloni, aggiungendo: «penso che il ministro Crosetto stia facendo una valutazione in questo senso».
La dichiarazione conferma l’impostazione seguita dall’esecutivo dall’inizio della legislatura: sostegno politico, economico e militare all’Ucraina, dentro il quadro europeo e atlantico. Una linea che continua a essere uno dei punti più sensibili del confronto politico italiano, soprattutto per l’impatto delle spese militari e per le divisioni interne alle opposizioni.
Proprio su questo terreno, la presidente del Consiglio ha risposto con durezza alle accuse della sinistra. Il riferimento è alla critica secondo cui l’aumento delle risorse per la difesa sottrarrebbe fondi a servizi essenziali come la sanità. Meloni ha respinto questa lettura con una formula diretta: «Questa accusa che viene fatta di un’Italia che chiude gli ospedali per comprare carri armati è ridicola».
La premier prova così a chiudere il vertice Nato con una doppia rivendicazione: l’Italia resta dentro l’alleanza occidentale, ma non rinuncia a definire autonomamente la propria linea su dossier militari e strategici. Il rapporto con Trump resta politicamente delicato, ma Meloni sceglie di non trasformarlo in uno scontro personale, preferendo difendere la coerenza della propria posizione davanti agli alleati e all’opinione pubblica italiana.
