Attentato a Ranucci, l’ipotesi choc di Mieli: “Un atto per accrescerne la fama”

Paolo Mieli ricostruisce a In Onda i rapporti tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, indicato dai pm come presunto mandante dell’attentato.

L’attentato a Sigfrido Ranucci e i rapporti personali tra il conduttore di Report e Valter Lavitola sono stati al centro della puntata di In Onda, trasmessa su La7. Nel corso del programma, Paolo Mieli ha riferito di aver incontrato entrambi a cena e di aver potuto osservare direttamente la confidenza che li legava. Le sue parole intervengono mentre gli inquirenti cercano di ricostruire il movente dell’esplosione e le eventuali responsabilità di Lavitola, indicato nell’impostazione accusatoria come presunto mandante.

Prima di esprimere qualsiasi valutazione, Mieli ha voluto chiarire il proprio coinvolgimento personale nella vicenda e la conoscenza dei protagonisti. «Prima di parlare devo chiarire che dopo quell’attentato io era a cena in quella pescheria con Ranucci e con Lavitola. Ranucci lo conosco da 20 anni, mentre Lavitola l’ho conosciuto di recente».

La precisazione ha introdotto una ricostruzione fondata non soltanto su informazioni apprese successivamente, ma anche su incontri ai quali il giornalista sostiene di aver partecipato personalmente. Un elemento che, nella sua lettura, rende ancora più difficile comprendere l’ipotesi di un’azione organizzata contro il conduttore di Report.

Attentato a Sigfrido Ranucci, il racconto della cena con Lavitola

Tornando alla serata trascorsa insieme, Mieli ha spiegato come fosse arrivato all’incontro: «Mi ha portato là una carissima amica, una professionista di altissimo livello».

Durante quella cena, il giornalista avrebbe percepito un rapporto molto stretto tra Ranucci e Lavitola, diverso da quello che ci si potrebbe attendere tra due persone coinvolte, secondo l’ipotesi investigativa, in una vicenda caratterizzata da un contrasto tanto grave.

«Ho potuto vedere con mano che Ranucci e Lavitola sono due amiconi, sono due persone che si fidano l’una dell’altra e che sono amici da gran tempo», ha dichiarato Mieli. La sua testimonianza descrive quindi una relazione basata sulla confidenza e su una frequentazione consolidata, almeno per come sarebbe apparsa nelle occasioni in cui li ha incontrati.

Il punto centrale non riguarda soltanto la conoscenza personale tra i due. Secondo quanto raccontato durante In Onda, Lavitola avrebbe coltivato anche un progetto politico nel quale il volto di Report avrebbe potuto assumere un ruolo di primo piano.

«Andando avanti, vedendoli in occasioni successive, ho capito una cosa: Lavitola si era messo in mente di fare un partito politico. Non avevo però capito che pensava a Ranucci come leader».

A sostegno di quel progetto sarebbero stati commissionati anche alcuni sondaggi. Un particolare che, nella ricostruzione proposta in trasmissione, contribuirebbe a delineare un interesse di Lavitola nel rafforzare la visibilità pubblica di Ranucci, più che nel danneggiarlo.

L’ipotesi dell’“atto d’amore” e i dubbi di Paolo Mieli

Proprio da questo rapporto nasce la considerazione più controversa espressa da Mieli. Il giornalista ha formulato una spiegazione paradossale dell’eventuale movente, precisando però di non credere alla responsabilità di Lavitola.

«Nell’ipotesi a cui io non credo, che Lavitola abbia fatto fare l’attentato – conclude Mieli -, lo ha fatto come atto d’amore».

Secondo questa interpretazione, un gesto intimidatorio avrebbe potuto avere lo scopo di «accrescere la fama di Ranucci», aumentando l’attenzione intorno al giornalista e rafforzandone indirettamente il profilo pubblico. Si tratta, tuttavia, di una valutazione personale e ipotetica, non di un elemento accertato nell’indagine.

Mieli ha infatti manifestato apertamente il proprio scetticismo anche rispetto alle modalità operative attribuite al presunto organizzatore. «Ma non credo sia stato lui, per come l’ho conosciuto io, non mi pare così fesso da prendere un cameriere, quattro disgraziati e far fare loro una cosa immediatamente rintracciabile. Mi sembra una cosa da ‘soliti ignoti’, di uno sganghero…».

Le dichiarazioni rese a In Onda aggiungono così un nuovo elemento alla ricostruzione pubblica della vicenda: da una parte l’ipotesi accusatoria sulla quale lavorano i magistrati, dall’altra il racconto di un rapporto personale caratterizzato, secondo Mieli, da amicizia, fiducia e progetti condivisi.

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