Ucraina, Conte: “Serve il negoziato”. Fittipaldi lo gela: “La sua è un’illusione”

Giuseppe Conte propone una svolta negoziale sul conflitto russo-ucraino, ma Emiliano Fittipaldi contesta duramente la strategia del leader M5S.

Lo scontro sulla politica estera e sulla guerra tra Russia e Ucraina irrompe nello studio di In Onda, su La7, dove Giuseppe Conte difende la necessità di un cambio di governo per modificare la linea italiana sul conflitto. La proposta del leader del Movimento Cinque Stelle, però, incontra la netta opposizione di Emiliano Fittipaldi, che mette in discussione la possibilità concreta di imporre una svolta negoziale a Vladimir Putin.

Ospite del programma condotto da Marianna Aprile e Luca Telese, l’ex presidente del Consiglio ha collegato direttamente l’esito delle prossime elezioni alla posizione che l’Italia dovrebbe assumere sulla guerra. Secondo Conte, il ritorno al governo delle forze alternative al centrodestra consentirebbe di aprire una fase diplomatica diversa e di esercitare una maggiore pressione per fermare le ostilità.

«Dobbiamo assolutamente prendere il voto degli italiani. Dobbiamo andare al governo e mandare questo governo a casa per imporre una svolta negoziale anche al conflitto russo-ucraino», ha affermato il presidente del M5S.

Il ragionamento ha provocato l’immediata replica di Fittipaldi, che ha contestato non soltanto la fattibilità della proposta, ma anche il presupposto su cui si fonda. «Questo è un pensiero magico. Da una parte c’è un dittatore sanguinario che questa idea della svolta negoziale che ha lei non ce l’ha nemmeno lontanamente», gli ha fatto notare.

Conte e la svolta negoziale sul conflitto russo-ucraino

Il confronto ha evidenziato due impostazioni profondamente diverse. Conte ha insistito sulla necessità di privilegiare la via diplomatica, sostenendo che un diverso orientamento politico dell’Italia potrebbe contribuire alla riapertura di un vero negoziato. Fittipaldi, invece, ha posto l’accento sulla responsabilità della leadership russa e sulla mancanza di segnali concreti che indichino la volontà di fermare la guerra attraverso un accordo.

La posizione del leader pentastellato si inserisce nella linea seguita dal Movimento Cinque Stelle negli ultimi anni, caratterizzata dalla critica all’escalation militare e dalla richiesta di una maggiore iniziativa diplomatica. Nello studio di In Onda, tuttavia, il confronto si è rapidamente spostato anche sulle responsabilità dell’Occidente e sulle azioni compiute dai suoi alleati.

«Noi abbiamo visto – ha insistito Conte – che anche nel fronte occidentale con Trump ci sono attacchi illegali. In Venezuela era legale? In Iran era legale? Del fronte occidentale fa parte anche Netanyahu, l’amico diretto di Giorgia Meloni e di Trump. Ha fatto un genocidio, quindi quando parlate dei criminali e impostate il discorso come con loro non ci si possa più sedere a un tavolo fate un danno a un processo…».

Con questo intervento, l’ex premier ha cercato di allargare il quadro, contestando l’idea di separare nettamente le responsabilità russe da quelle attribuite ai Paesi occidentali o ai loro alleati. Il punto sostenuto da Conte è che anche con i leader accusati di gravi violazioni sarebbe comunque necessario mantenere aperto un canale diplomatico, perché rifiutare qualsiasi interlocuzione finirebbe per rendere più difficile una soluzione politica.

Fittipaldi contesta Conte: «Putin non vuole il tavolo»

La risposta del direttore del Domani è stata immediata e ha riportato il confronto sul nodo centrale della guerra in Ucraina. «Guardi che è Putin che non vuole un tavolo negoziale», ha replicato Fittipaldi.

La frase sintetizza la principale obiezione rivolta alla strategia di Conte: anche un eventuale cambio di linea del governo italiano non sarebbe sufficiente a produrre una trattativa, se una delle parti coinvolte non intendesse accettarla. Il dissenso, quindi, non riguarda soltanto l’opportunità di cercare una mediazione, ma il reale margine d’azione che l’Italia potrebbe esercitare in uno scenario internazionale molto più ampio.

Il confronto televisivo assume anche un significato politico interno. Conte lega la propria proposta alla prospettiva di una coalizione alternativa alla maggioranza guidata da Giorgia Meloni, indicando la politica estera come uno dei terreni su cui costruire una discontinuità. La questione, però, resta delicata anche all’interno dell’area progressista, dove le posizioni sul sostegno all’Ucraina, sull’invio di armi e sui rapporti con la Russia non sono sempre coincidenti.

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