Scontri a Bologna, Boldrini contro Piantedosi: “Il ministro aggredisce il sindaco”

Laura Boldrini condanna le violenze di Bologna e della Val di Susa, ma chiama in causa Piantedosi e difende la scelta di Lepore.

Laura Boldrini condanna gli assalti contro le forze dell’ordine, ma chiede al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di spiegare come gruppi organizzati e attrezzati siano riusciti a raggiungere la Val di Susa per partecipare agli scontri contro gli agenti. Ospite de L’Aria che tira, su La7, la deputata del Partito democratico ha affrontato anche le violenze scoppiate a Bologna durante la manifestazione promossa dal sindaco Matteo Lepore dopo la morte di Abderrahim Fakir.

L’ex presidente della Camera ha espresso innanzitutto solidarietà agli appartenenti alle forze dell’ordine rimasti feriti. Ha poi respinto qualsiasi sovrapposizione tra i manifestanti pacifici e i gruppi responsabili delle devastazioni, sostenendo che la violenza danneggia soprattutto chi cerca di organizzare iniziative democratiche.

“Prima di tutto vorrei esprimere la solidarietà agli agenti che sono stati malmenati, colpiti. Condannare senza sé e senza ma il livello di distruzione. Noi non stiamo mai dalla parte dei violenti e credo che i violenti siano i peggiori nemici nostri, del mondo progressista, di chi vuole organizzare manifestazioni democratiche e pacifiche. Questo è evidente e lo sanno tutti”, ha dichiarato Boldrini.

Boldrini sulle violenze: «Piantedosi ci dica cosa non ha funzionato»

Il passaggio più duro dell’intervento ha riguardato gli assalti ai cantieri dell’alta velocità in Val di Susa. Dopo la manifestazione dei No Tav, gruppi incappucciati hanno attaccato le aree di Chiomonte e San Didero, provocando feriti tra poliziotti, carabinieri e finanzieri e ingenti danni alle strutture.

Nei controlli successivi sono state identificate centinaia di persone, alcune provenienti anche da Francia, Germania e Belgio. Gli investigatori stanno ricostruendo l’organizzazione degli assalti e le responsabilità individuali, mentre la Procura di Torino procede anche sull’ipotesi di devastazione.

Secondo Boldrini, il ministro dell’Interno dovrebbe chiarire come sia stato possibile l’arrivo di gruppi preparati per affrontare le forze dell’ordine.

“Oggi il ministro Piantedosi rilascia una lunga intervista però non ci ha spiegato come sia stato possibile che centinaia di violenti provenienti dalla Spagna, dalla Francia, dalla Germania, dall’Italia siano arrivati attrezzati per devastare, per aggredire e per fare guerriglia. Io penso che il ministro ci dovrebbe dire che cosa non ha funzionato perché non si può pensare che sia andato tutto bene: ci sono delle responsabilità”.

La deputata dem non attribuisce direttamente al titolare del Viminale la responsabilità materiale delle violenze, ma gli chiede di rendere conto dell’efficacia dei controlli preventivi. Il punto politico sollevato riguarda la capacità degli apparati di sicurezza di individuare in anticipo gli attivisti intenzionati a trasformare il corteo in un assalto organizzato.

La difesa di Lepore dopo gli scontri di Bologna

Boldrini ha poi difeso il sindaco di Bologna, finito al centro delle polemiche dopo aver promosso una manifestazione per chiedere verità sulla morte di Abderrahim Fakir, deceduto durante un intervento delle forze dell’ordine nel quartiere Pilastro.

La protesta era degenerata quando alcuni partecipanti avevano lanciato bottiglie, petardi e altri oggetti contro gli agenti. La polizia aveva risposto utilizzando lacrimogeni e idranti. Decine di appartenenti alle forze dell’ordine erano rimasti feriti, mentre la magistratura aveva già aperto un’indagine sulla morte di Fakir.

Il ministro Piantedosi aveva criticato la decisione del primo cittadino, accusandolo di aver convocato la piazza senza valutare adeguatamente ciò che sarebbe potuto accadere. Lepore aveva replicato sostenendo che gli attacchi tra istituzioni non aiutano a risolvere i problemi di ordine pubblico.

“L’ultima cosa che un ministro dovrebbe fare è aggredire verbalmente o comunque far arrivare al sindaco di Bologna dei messaggi per cui è lui il responsabile dei disordini che sono accaduti. L’ha fatto Piantedosi, lo hanno fatto altre figure istituzionali. E adesso ovviamente c’è stata una marea di odio e a Lepore devono dare la scorta”, ha affermato Boldrini.

Per l’ex presidente della Camera, le minacce rivolte al sindaco impongono prudenza anche nel confronto politico. La protezione assegnata a Lepore è arrivata in un clima di forte tensione, mentre una successiva manifestazione nel quartiere Pilastro, alla quale hanno partecipato circa duemila persone, si è svolta senza nuovi disordini.

«Accusare il sindaco significa fare il gioco dei violenti»

Boldrini ha respinto anche l’accusa secondo cui Lepore avrebbe commesso un errore convocando la manifestazione. A suo giudizio, la presenza delle istituzioni nelle piazze può servire a separare la protesta democratica dalle azioni dei gruppi violenti.

“Non ha sbagliato perché io ricordo che il terrorismo rosso e nero è stato sconfitto grazie anche alle grandi mobilitazioni dei sindacati, dei partiti democratici”, ha spiegato.

La deputata del Pd ha sottolineato che nella stessa piazza di Bologna erano presenti realtà profondamente diverse: da una parte chi chiedeva verità e giustizia in maniera pacifica, dall’altra chi cercava lo scontro con la polizia.

“In quella manifestazione di Bologna c’erano due manifestazioni. E i violenti mettevano Piantedosi e il sindaco Lepore sullo stesso piano. Quindi che il ministro e gli altri esponenti istituzionali cadano in questa trappola accusando il sindaco di aver sbagliato fanno il gioco dei violenti”.

La posizione di Boldrini tiene insieme due passaggi: la condanna netta delle aggressioni contro gli agenti e la difesa della scelta politica del sindaco. Per la deputata, attribuire a Lepore la responsabilità degli scontri significa confondere la decisione di convocare una manifestazione con le condotte criminali dei gruppi che l’hanno trasformata in un’occasione di violenza.

Lascia un commento