Italia

Emergenza Covid-19, parrucchiere sposato con due figlie scrive a Conte “Non so fino a quando potrò resistere”, il Premier risponde su Facebook

Un barbiere di Potenza di 60 anni, Tonino Miglionico, sposato con due figlie, ha scritto una lettera al Premier Conte conclusa con la seguente eloquente frase: “Non so fino a quando potrò resistere”.

Il Premier Conte ha voluto rispondere con un post sulla sua pagina istituzionale: “Ho percepito tutta la passione di Tonino per il suo salone di barbiere  aperto a Potenza nel 1978, l’attaccamento agli attrezzi del mestiere: le forbici, il rasoio. Sono sicuro che, con il rispetto delle regole adottate, in alcuni territori si potrà rallentare notevolmente la curva del contagio. E attività come la sua potrebbero rialzare prima del previsto la saracinesca: se abbassiamo il rischio di contrarre il virus e rispettiamo i protocolli di sicurezza, tanti clienti torneranno a tagliarsi i capelli senza essere bloccati dalla paura”.

La lettera del barbiere era la seguente: “Lo so che con tutti i problemi che ora ha l’Italia prestare attenzione a chi maneggia forbici e rasoi è forse chiedere troppo. Certo, tagliarsi i capelli non è considerato bene di prima necessità come fare la spesa per mangiare. Ma con questo mestiere mangiamo io e la mia famiglia dal ’78, da quando ho alzato per la prima volta la saracinesca del mio salone in centro, a Potenza”.

La lettera prosegue: “Mi domando e le domando: va bene essere cauti perché questo virus ha già fatto troppi danni e spedito all’altro mondo migliaia di persone, anche alcuni dei miei amici e dei miei stessi clienti. Ma perché costringerci a stare chiusi se, per esempio, nella mia regione, l’epidemia è sotto controllo e da tre giorni in tutta la Basilicata si registrano zero contagi? Le dico: lavoro da solo e, già da tempo, solo su appuntamento. Chi è interessato mi ha sempre chiamato al telefono, abbiamo stabilito ora e tipo di prestazione e tutti sono andati via felici e soddisfatti. Nessun rischio, nessun assembramento o contatto oltre il necessario. Ma tanta cura, quella sì. Ai miei clienti dedico tempo e applicazione perché, lo sanno tutti, sedersi sulla poltrona del barbiere è un po’ come stendersi sul lettino dello psicanalista: si parla, si discute, ci si apre. Insomma, si recupera quel contatto umano che questa lunga quarantena sembra aver sepolto in soffitta. Glielo dico – caro Presidente Conte – perché qui da noi non c’è nessun pericolo: un salone aperto, tutti in mascherina, e regolare fattura servono a dare un po’ di fiducia in più a questo Paese che vuol ripartire. E poi, lo ammetto: non posso permettermi altri mesi di stop. Già qualche anno fa sono rimasto fermo per lungo tempo a causa di un brutto infortunio che mi ha impedito di lavorare. E se ce l’ho fatta a non annegare è stato grazie a qualche piccolo risparmio familiare e all’aiuto dei miei genitori. Ma ora è tutto più difficile e non so fino a quando potrò resistere”.

“Ci pensi, caro Presidente, e se capita da queste parti mi venga a trovare. Scoprirà come può essere rilassante un leggero colpo di forbici tra le pareti pastello del mio salone con quegli angoli della Potenza dell’Ottocento ritratti da Porta Salza. E i prezzi sono rimasti quelli di undici anni fa: 18 euro taglio e shampoo, 5 euro per la barba. Qui, modestamente, si sono formate generazioni di barbieri. Poi ognuno ha preso la sua strada. Non ci deluda, Presidente. Glielo prometto: faremo tutte le sanificazioni necessarie, spenderemo quanto serve ma ci faccia ripartire. C’è la famiglia da mandare avanti e il fitto da pagare. A proposito: se sente qualcuno all’Inps gli dica anche che ho fatto richiesta per i 600 euro. Ma non sono arrivati neanche quelli”.