Bari & Dintorni

Negazionista convinto si pente dopo contagio e ricovero, “Non volevo capire, sono attaccato all’ossigeno e respiro ancora male”

Daniele Egidi ha 54 anni e prima di aver contratto il virus era un negazionista convinto. Tecnico informatico lavora da anni al tribunale di Fano città dove vive.

Daniele ha voluto raccontare la sua storia per dare una testimonianza di come può essere molto pericoloso non credere che la pandemia esista.

Prima di essere contagiato Daniele pensava che le immagini trasmesse in tv fossero “solo retorica del potere” poi il contagio.

La scarsissima ossigenazione all’86 per cento e il ricovero in ospedale. Una tac e l’atroce scoperta, Daniele aveva una polmonite bilaterale che comportava difficoltà respiratorie.

Daniele racconta il suo stato attuale: “Sono attaccato all’ossigeno ma respiro ancora male. La polmonite c’è. Sul Covid-19 non avevo capito niente o non volevo capire niente. Rifiutavo inconsciamente l’idea che la pandemia fosse grave, minimizzavo culturalmente l’emergenza sanitaria”.

Daniele racconta il suo arrivo in ospedale: “Per rendersi conto davvero di ciò che stiamo vivendo bisogna passarci. Appena arrivato in ospedale, prima ancora di andare in camera, ho visto passare davanti a me sette codici rossi per Covid, cioè sette persone gravissime che avevano la precedenza. Lì, in quel momento, mi sono detto che ero stato fuori dal mondo, cieco di fronte alla realtà. Forse è anche brutto dirlo e nemmeno giusto ma per rendersi conto davvero di ciò che stiamo vivendo bisogna passarci. Ho visto che non c’era nulla di inventato in quelle immagini televisive degli ospedali stracolmi, delle terapie intensive al collasso, degli ospedali da campo, della gente che muore. Sto cercando di capire perché rifiutavo di accettare l’allarme per il Covid-19. Forse non condividevo la gestione dell’emergenza, pensando che ci fosse un altro modo, e questo mi portava a non dare reale importanza alla pandemia”.

Daniele racconta che per scelta non indossava la mascherina ma ora ha capito sulla sua pelle che era un grave errore e che stava sbagliando.