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Quota 96: ultime notizie emendamento pensioni bocciato da ministro Madia e Renzi

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Alla fine arriva l’atroce beffa per i Quota 96 l’emendamento alla riforma della pubblica amministrazione dopo l’approvazione della Camera dei deputati non potrà andare avanti perché il governo sta per presentare “4 emendamenti soppressivi” che renderanno nullo quello riguardante i 4 mila lavoratori del comparto scuola.

A rendere nota la decisione del governo il ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia che inoltre spiega che i “4 emendamenti soppressivi” si sono resi necessari per la mancanza di fondi.

Eppure proprio la commissione bilancio della Camera, presieduta dall’Onorevole Francesco Boccia. circa un mese fa aveva dato il suo benestare all’emendamento presentato dando di fatto il via libera alla pensione per i 4 mila del comparto scuola.

Oggi il dietrofront inaspettato che cambia inaspettatamente le prospettive di 4 mila lavoratori del comparto scuola che oramai si erano illusi di poter andare in pensione già dal prossimo 1 settembre.

Il cambiamento di rotta è stato determinato dalle osservazioni negative sull’emendamento della Ragioneria di Stato che aveva inviato una nota al governo Renzi nella quale spiegava che non vi era la copertura sufficiente per l’emendamento presentato dall’Onorevole Ghizzoni e sottoscritto da tutti i partiti presenti alla Camera.

L’intento originario dell’emendamento era duplice di accontentare 4 mila dipendenti della scuola permettendogli finalmente di accedere alla meritata pensione e di poter dar vita ad un piccolo ricambio generazionale nel pubblico da tempo invocato.

I Quota 96 rivendicano il diritto sacrosanto della pensione dopo che per un mero errore nella compilazione delle legge Fornero questo diritto non gli è stato riconosciuto.

I lavoratori del comparto scuola che fanno parte della categoria dei Quota 96 non possono accedere alla pensione perché secondo l’attuale riforma pensionistica l’anno scolastico termina in concomitanza con l’anno solare e cioè il 31 dicembre di ogni anno invece che come è effettivamente il 31 agosto.

Per questo madornale errore di date 4 mila lavoratori del comparto scuola non possono andare in pensione da più di 2 anni.