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Caos Forza Italia, Tajani senza alternative? Pier Silvio Berlusconi si avvicina alla politica

Pier Silvio e Marina chiedono una svolta nel partito. Il vicepremier resiste, ma senza una squadra rinnovata rischia il benservito dopo l’estate.

La sopravvivenza del partito non basta più

Antonio Tajani ha compiuto un’impresa che molti ritenevano impossibile: garantire la continuità di Forza Italia dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, leader carismatico e figura centrale del centrodestra. Tuttavia, invece di ricevere riconoscimenti, oggi incassa critiche implicite e segnali di sfiducia provenienti proprio dalla famiglia dell’ex premier, in particolare da Pier Silvio Berlusconi, che esercita un’influenza decisiva sul destino politico del partito grazie anche al sostegno economico.

Le aspettative sono alte: per Marina e Pier Silvio Berlusconi, il partito azzurro dovrebbe raggiungere almeno il 20%, mentre i sondaggi più recenti lo vedono oscillare tra l’8% e il 9%. Per gli eredi del fondatore, non è sufficiente sopravvivere. L’obiettivo, dichiarato o meno, è trasformare il partito in uno strumento capace di pesare realmente sugli equilibri di governo.

La strategia degli eredi guarda a Bruxelles e Berlino

Secondo voci interne a Mediaset, la strategia della famiglia Berlusconi punta a rafforzare il ruolo del Partito Popolare Europeo, contrastando le spinte più radicali provenienti da destra. Questo orientamento si riflette nella volontà di emarginare le ali estreme, come la Lega a livello nazionale e la destra tedesca dell’AfD in Europa.

Non è escluso che gli eredi del fondatore vedano positivamente un futuro assetto di governo ispirato al modello della “grande coalizione”, tagliando fuori sia Matteo Salvini che il Movimento 5 Stelle. In questo contesto, Forza Italia dovrebbe essere rifondata con volti nuovi e direzione più incisiva. Il malumore, tuttavia, sembra rivolto non tanto a Tajani in persona, quanto al gruppo dirigente che lo circonda.

Richiesta di rinnovamento e lo spettro di una successione

La famiglia Berlusconi da tempo chiede un cambio di passo. Vogliono che il vicepremier allontani alcuni fedelissimi come Maurizio Gasparri, Paolo Barelli, Fulvio Martusciello, Raffaele Nevi e Francesco Battistoni. Finora Tajani ha temporeggiato. Ma dopo l’estate, l’indicazione è chiara: o rinnova, o il rischio di essere messo da parte si farà concreto.

Sostituirlo, però, non è semplice. Un’alternativa immediata non esiste. In ambienti parlamentari circola persino l’ipotesi che Tajani abbia accennato alla possibilità di farsi da parte, chiedendo però in cambio l’impegno a sostenerlo come futuro presidente della Repubblica. Al di là delle trattative interne, resta la difficoltà di sostituire un leader che ha tenuto in vita un partito dato per finito.

Il nome più suggestivo resta quello di Pier Silvio Berlusconi. L’amministratore delegato di Mediaset non ha escluso del tutto la possibilità di un ingresso diretto in politica. Anche se all’interno del partito si parla di un’eventualità lontana, il tempismo potrebbe fare la differenza: nel momento delle prossime elezioni, Pier Silvio avrà la stessa età del padre quando decise di scendere in campo.

Il nodo resta politico e familiare

All’interno della famiglia, la visione non è univoca. Marina Berlusconi sarebbe contraria a un passo così azzardato, mentre il fratello appare più sbilanciato a destra. L’intervento pubblico di Pier Silvio contro lo Ius Scholae, che ha messo in difficoltà Tajani, è stato letto come un segnale politico preciso: allinearsi con Giorgia Meloni, rafforzare l’asse con il governo, ma al tempo stesso marginalizzare chi non si adegua.

Al momento, le intenzioni del figlio dell’ex Cavaliere restano ambigue. Vuole davvero prendere le redini del partito o si limita a influenzarne la linea e i nomi? Una risposta chiara non c’è. Ma la tentazione di seguire le orme paterne non è più soltanto un’ipotesi astratta.