Feltri su Irene Pivetti: “Mi ha commosso, dal potere alle file alla Caritas per il pane”
Vittorio Feltri racconta su Il Tempo la parabola di Irene Pivetti: dal record come presidente della Camera alla disperazione della povertà e dell’isolamento.
L’ascesa folgorante di Irene Pivetti
In un editoriale pubblicato su Il Tempo, Vittorio Feltri ripercorre la parabola di Irene Pivetti, dalla straordinaria ascesa politica fino alla caduta nella povertà. Il giornalista ricorda nitidamente il giorno del 1994 in cui, a soli 31 anni, Pivetti divenne presidente della Camera: “meno di Cristo, e la metà di tanti dinosauri della Prima Repubblica”. Indossava un tailleur castigato e un foulard “inguardabile”, ma mostrava un’inattesa “nonchalance” nel prendere il posto di Nilde Iotti. Feltri ammette che non conosceva quella giovane donna, ma intuiva che “se era piaciuta a Bossi doveva essere scaltra”. Laureata in Lettere con indirizzo filosofico, milanese classe 1963, fu definita da Feltri una “Franca Valeri prestata alla politica” e riuscì ad attrarre l’attenzione di figure come Scalfari, Romiti e Borrelli. Anche Indro Montanelli si espresse con parole memorabili: “Di tutti gli uomini nuovi il più nuovo e il più uomo è senz’altro Irene Pivetti”.
La caduta tra inchieste e isolamento
Il fulmineo successo non durò a lungo. Dopo l’allontanamento dalla Lega nel 1996 e la fondazione di nuovi movimenti, arrivò l’ingresso nel mondo televisivo, ma anche l’inizio delle difficoltà. Feltri sottolinea come la parabola di Pivetti si sia infranta tra inchieste giudiziarie e una condanna per evasione fiscale. “Mi ha commosso sapere che è finita nel tritacarne della giustizia”, scrive. Le sue parole si intrecciano con il racconto di Hoara Borselli, che riporta la confessione più dura dell’ex presidente della Camera: per sopravvivere sarebbe arrivata a vendere i regali di nozze “ai rigattieri” e, durante la pandemia, a ritirare cibo “alla Caritas di San Vincenzo”. Feltri, osservando le “file ordinate fuori da Pane Quotidiano il sabato mattina”, confessa che l’idea di vedere tra quei “soldatini obbedienti” proprio la donna che un tempo guidava la Camera “fa quasi paura”.
Il ritratto finale di Feltri
Il giornalista descrive un quadro amaro, fatto di telefoni muti, occhi che girano a vuoto, mani in tasca e della difficoltà persino ad affittare una casa. “Diventi un appestato. Un reietto senza voce”, scrive Feltri, sottolineando come l’isolamento colpisca chi un tempo era al centro della scena politica. Eppure, nonostante tutto, l’editoriale si chiude con un riconoscimento di forza e dignità: “senza rabbia e senza rancore, con fede o con semplice coraggio, Irene Pivetti resta sempre in piedi. Onore al merito”.