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Stefano Boeri sotto inchiesta: «Telefonata a Sala manipolata, accuse infondate»

L’architetto difende la sua posizione nell’inchiesta urbanistica a Milano, respinge le accuse e rivendica il suo impegno contro le diseguaglianze nella città.

Accuse e difesa di Stefano Boeri

L’architetto Stefano Boeri, presidente della Triennale e docente al Politecnico di Milano, si trova al centro di un’inchiesta sull’urbanistica. È accusato di aver esercitato pressioni sulla commissione Paesaggio per favorire due progetti: la Torre Botanica, legata al suo studio, e la ristrutturazione del Pirellino promossa da Manfredi Catella. In seguito all’indagine, gli è stato imposto per un anno il divieto di partecipare a commissioni che gestiscono contratti pubblici.
Intervistato, Boeri si è difeso con decisione, dichiarando: «Sono frammenti di intercettazioni montati ad arte. Io dico solo che conosco e stimo Giuseppe Sala da anni e non è che se diventa sindaco non lo chiamo più». Una presa di posizione netta, con cui respinge le accuse di indebite influenze.

Il modello Milano tra Armani e Leoncavallo

Nelle stesse ore in cui la città ricordava Giorgio Armani con la camera ardente, Boeri ha condiviso un ricordo personale dello stilista: «Mia madre mi portava alle sue sfilate. L’ultimo ricordo è una sua visita in Triennale, era stato discreto e acutissimo nei giudizi».
Il dibattito cittadino, però, non si concentra solo sul ricordo di Armani. Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo ha riacceso le proteste in piazza, occasione che Boeri ha commentato definendo quel luogo parte del “modello Milano”: «La capacità di tenere insieme mondi diversi tra loro». Allargando la riflessione, l’architetto ha evidenziato i rischi sociali legati alla trasformazione della città: «Sono stato tra i primi a mettere in guardia dal rischio che Milano stesse diventando una città per anziani agiati. In questi anni abbiamo perso più di 400 mila residenti, ma ne abbiamo guadagnati 500 mila nuovi. Ed è vero che in questo ricambio sono state espulse famiglie e persone con redditi bassi».
Pur criticando l’uso distorto dell’etichetta “modello Milano”, Boeri ha riconosciuto l’esistenza di profonde disuguaglianze e problemi strutturali.

Urbanistica, grattacieli e polemiche sulle commissioni

Boeri ha poi ricordato di non aver mai avuto incarichi politici diretti sulle scelte urbanistiche, sottolineando: «Io non ho toccato palla. Ho costruito edifici: il Bosco Verticale, il Bosco Navigli, il Policlinico e le case Aler a Monza. Non sono mai stato assessore all’urbanistica e lasciai la giunta Pisapia dopo divergenze sull’Expo».
A proposito dei grattacieli, ha rivendicato il loro valore storico e sociale: «Non li criminalizzo, sono stati un simbolo della ricostruzione, anche dell’edilizia sociale, e sono ripartiti grazie alla prima giunta Albertini».
Quanto al cosiddetto “warning” della commissione Paesaggio, l’architetto ha minimizzato le accuse: «Segnalavo solo un comportamento non corretto della commissione che, a mio parere, stava svolgendo una funzione impropria. Se devo dire che c’è un allarme perché una importante commissione comunale non svolge il ruolo che dovrebbe, allerto il sindaco».

L’inchiesta prosegue, mentre le parole di Boeri offrono uno spaccato della sua visione su una città divisa tra progetti ambiziosi, proteste sociali e accuse di collusioni istituzionali.