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Cont sfida Meloni: “Niente tasse per redditi fino a 20mila euro per aiutare davvero chi ha meno”

Il Movimento 5 Stelle propone di innalzare la no tax area fino a 20mila euro, sostenendo che la misura garantirebbe un beneficio mensile fino a 160 euro per i redditi più bassi.

La proposta M5s: no tax area più ampia e aiuti concreti ai redditi bassi

Il Movimento 5 Stelle ha aperto un nuovo fronte politico presentando oltre 1.600 emendamenti alla manovra economica in discussione al Senato. Tra questi, quello che il partito di Giuseppe Conte considera la sua battaglia principale: portare la soglia della no tax area dagli attuali 8.500 euro a 20.000 euro, con un effetto di trascinamento fino ai 60.000 euro di reddito. L’obiettivo è ridurre il peso fiscale sulle fasce più fragili e sul ceto medio, che secondo i pentastellati sarebbe stato penalizzato dal mini-taglio Irpef del governo. «Vogliamo garantire un beneficio alle fasce più fragili che può arrivare a 150-160 euro al mese», afferma Stefano Patuanelli, capogruppo M5s al Senato. Secondo le stime del gruppo parlamentare, la misura avrebbe un costo di circa 12 miliardi di euro, cifra che il Movimento ritiene sostenibile se accompagnata da una revisione complessiva delle priorità della manovra. La proposta interviene su una soglia rimasta invariata per diverse categorie: per i dipendenti e i pensionati oggi la no tax area è fissata a meno di 8.500 euro, mentre per gli autonomi occasionali resta a 5.500.

Sostegni alle famiglie, sanità e imprese: gli altri fronti della battaglia pentastellata

Il pacchetto di emendamenti presentato dal Movimento 5 Stelle punta anche su altri tre capisaldi: potenziamento dell’assegno unico, più fondi alla sanità pubblica e un ritorno al meccanismo dei crediti d’imposta per le imprese. Patuanelli critica duramente il governo, accusandolo di «riempirsi la bocca di famiglia» senza aver messo in campo interventi realmente efficaci contro la denatalità. I pentastellati contestano che gli attuali bonus siano «polverizzati» e rivolti soprattutto a chi già ha figli, senza creare nuove condizioni economiche favorevoli per chi vorrebbe diventarlo. Sul fronte sanitario, il Movimento parla di «patrimoniale strisciante» generata dai continui definanziamenti, che avrebbero costretto milioni di italiani a ricorrere sempre più spesso al privato per potersi curare. Infine, sul versante produttivo, il gruppo di Conte chiede il recupero della Transizione 4.0, accusando le misure successive — come la Transizione 5.0 e l’Ires premiale — di aver escluso molte piccole e medie imprese. Il ritorno ai maxi-ammortamenti, secondo il Movimento, favorirebbe solo le aziende più strutturate, lasciando fuori le realtà più giovani e meno capitalizzate.

Una manovra da ribaltare: lo scontro politico verso il voto finale

Il Movimento 5 Stelle definisce la propria strategia un vero tentativo di «ribaltare» la quarta manovra del governo Meloni, accusato di non rispondere né ai bisogni del ceto medio né a quelli delle categorie più vulnerabili. Patuanelli sostiene che l’esecutivo abbia ignorato sia le priorità sociali sia le esigenze delle imprese, mentre gli emendamenti M5s mirano a costruire un’alternativa più equa. Le proposte verranno discusse nella commissione Bilancio del Senato, dove la maggioranza ha già annunciato di voler procedere in tempi rapidi. Per i pentastellati, però, la manovra così com’è rischia di aggravare problemi già esistenti: redditi insufficienti, sanità in affanno e politiche industriali giudicate inefficaci. La battaglia parlamentare è appena iniziata, ma il Movimento rivendica di voler riportare al centro il tema della giustizia fiscale, con un messaggio diretto: ampliare la no tax area significherebbe alleggerire il peso su milioni di famiglie che oggi faticano a far fronte all’aumento del costo della vita.