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Marco Rizzo attacca sinistra e Vannacci: “La Schlein non sa dove sono le fabbriche”

L’esponente di Democrazia Sovrana e Popolare, Marco Rizzo, interviene a Radio Cusano Campus criticando narrazioni politiche, classe dirigente e modello di sinistra attuale.

Le polemiche sulle “bocciature” e il peso elettorale personale

Nel suo intervento a Radio Cusano Campus, Marco Rizzo risponde alle infografiche diffuse da YouTrend sulle sue presunte “bocciature elettorali”.

Qualcuno ha detto a YouTrend di fare l’infografica sulle mie bocciature”, ha affermato, contestando la scelta di omettere i cinque mandati ottenuti nel corso della sua carriera.

Ha aggiunto che il problema, più che nei numeri, risiede nella narrazione che si costruisce attorno a determinati politici: secondo lui, chi vince con continuità lo fa anche grazie a percorsi facilitati. Rizzo ha poi rivendicato i 20.500 voti ottenuti recentemente, sottolineando che oltre 19.000 sarebbero “personali”, mentre i nuovi governatori eletti avrebbero convinto solo un cittadino su quattro.

Io in qualsiasi partito sarei sistemato, ma non mi faccio comandare da nessuno”, ha dichiarato, citando anche lo slogan “i desideri non sono diritti”, che, sostiene, gli sarebbe stato più volte copiato.

Ha rimarcato inoltre di non dipendere economicamente dalla politica, spiegando che il suo impegno attuale è mosso dalla volontà di “ridare i privilegi della politica” al Paese.

La metafora di Rizzo su Vannacci e l’attacco al sistema dei partiti

Nel passaggio più acceso dell’intervista, Marco Rizzo ha rivolto un affondo al generale Roberto Vannacci, oggi figura di riferimento della Lega.

Vannacci? Faccio una metafora culinaria: da una parte si tratta di spaccare la legna, mettere su un barbecue, andare a comprare la carne, mettere le pietanze sul braciere. Dall’altra parte c’è un ristorante bello apparecchiato.

Ecco, Vannacci è entrato in un ristorante apparecchiato”, ha detto, descrivendo la differenza tra un percorso costruito “dal basso” e l’ingresso in un’organizzazione strutturata come quella guidata da Matteo Salvini.

L’esponente di Democrazia Sovrana e Popolare ha sostenuto che la sua azione politica richiede competenze e costruzione quotidiana, mentre altri avrebbero scelto contesti già organizzati, pronti per essere sfruttati. Ha ribadito di sentirsi un outsider rispetto alle dinamiche interne ai partiti tradizionali, criticando i meccanismi di consenso interni che, a suo avviso, premiano figure più “comodamente integrabili”.

L’attacco alla sinistra e il richiamo a Berlinguer

Rizzo ha poi rivolto una critica diretta alla sinistra contemporanea, evocando il riferimento a Enrico Berlinguer come modello di autenticità politica. “Ho mandato a quel paese quelli della sinistra, perché sono finti: la mia sinistra era quella di Berlinguer.

La Schlein non sa neanche dove sono le fabbriche, lei è una che legge ‘pausa teatrale’”, ha dichiarato, accusando l’attuale segretaria del PD di distanza dal mondo del lavoro e di comunicazione costruita su schemi preparati. Ha continuato parlando di sé in terza persona:

Marco Rizzo non ha bisogno delle robe scritte dagli altri, ha tutto nella zucca”, sostenendo che la sua forza politica derivi dall’esperienza diretta e non da messaggi confezionati. L’intervento si è così trasformato in una critica complessiva alla classe dirigente attuale, accusata di aver smarrito autenticità, radicamento sociale e legame con le esigenze quotidiane dei cittadini.