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Del Debbio sbotta sulle baby-gang: “I buffoni non hanno spazio, andate a casa!”

A Dritto e Rovescio, Paolo Del Debbio perde la pazienza con alcuni ragazzi collegati, mentre il dibattito su baby-gang, microcriminalità e sicurezza nelle città diventa sempre più teso.

Baby-gang e paura nelle grandi città

Il tema delle baby-gang e della microcriminalità continua a occupare il centro del dibattito pubblico, soprattutto nelle grandi città, dove la percezione di insicurezza cresce insieme alla paura dei cittadini. L’argomento è tornato al centro di Dritto e Rovescio, il programma di approfondimento di Rete 4 condotto in prima serata da Paolo Del Debbio. Durante la trasmissione, il confronto con alcuni giovani collegati da contesti segnati da degrado e violenza si è rapidamente acceso. In particolare, quando uno dei ragazzi ha mimato un gesto di scherno davanti alla telecamera, Paolo Del Debbio ha interrotto il collegamento con parole dure: “È inutile che tu faccia il bischero a fare così, non siamo allo stadio, siamo a una cosa seria, quindi se ci vuoi stare bene, se no se devi stare a fare così vai a casa, così te lo fai anche così, capito?”.

Lo scontro in diretta e la reazione del conduttore

Il clima in studio si è ulteriormente surriscaldato quando il conduttore ha chiamato direttamente in causa uno dei ragazzi: “Che c’ha da dire quello col cappuccio nei miei confronti, che c’ha da dire? Dica, dica”. La risposta è arrivata in tono provocatorio: “Perché fai il preso male per due segni con le mani, cos’è successo? Ma perché è tutto inc***ato per due segni con le mani, cos’è successo?”. A quel punto Paolo Del Debbio ha replicato senza esitazioni: “Perché siamo a parlare di una roba seria e i buffoni non hanno spazio da me”. Uno scontro che ha evidenziato la distanza tra chi giustifica certi comportamenti e chi denuncia un ricordato degrado diffuso nelle periferie urbane.

Rogoredo, polizia e la difesa dell’agente

Nel prosieguo della trasmissione si è tornati sull’ultimo episodio avvenuto a Milano, nell’area di Rogoredo, dove un giovane è morto dopo l’intervento di un poliziotto che si era visto puntare contro una pistola, risultata poi a salve. A difendere apertamente l’operato dell’agente è intervenuto Giuseppe Cruciani: “Non si può dettare legge, oltre che nella strada, anche alla polizia su come si fa quel mestiere lì. Quel poliziotto ha sparato, perché ha visto una pistola e uno non la porta per giocare di solito. Non è facile riconoscere una pistola a salve da una vera”. E ha aggiunto: “Non solo ha fatto bene, ma a mio parere è una follia che venga indagato e dovrebbe essere secondo me premiato”. Giuseppe Cruciani ha concluso: “Non auguro la morte a nessuno, ma se uno esce con la pistola e con delle dosi di cocaina, eroina, hashish, ketamina etc., si assume il rischio del fatto che gira per il bosco di Rogoredo. Non capisco perché difendete l’indifendibile”.