Antonio Di Pietro contro Gherardo Colombo: “Mani Pulite non l’ha fermata la politica ma la magistratura”
Antonio Di Pietro replica a Gherardo Colombo sulla riforma Nordio: “Non dice chi ci ha fermato”. L’ex pm si schiera per il Sì al referendum del 22 e 23 marzo.
Lo scontro tra Antonio Di Pietro e Gherardo Colombo
Nel dibattito sul referendum costituzionale del 2026 relativo alla riforma Nordio della giustizia, si accende il confronto tra due protagonisti storici di Mani Pulite: Antonio Di Pietro e Gherardo Colombo.
Ospite del programma Rai ReStart, Di Pietro ha replicato alle critiche mosse da Colombo, che in un’intervista aveva sostenuto come l’Alta Corte disciplinare prevista dalla riforma avrebbe potuto bloccare sul nascere l’inchiesta degli anni Novanta.
L’ex leader dell’Italia dei Valori ha contestato questa lettura, affermando che il collega ammetterebbe implicitamente che Mani Pulite fu fermata, ma senza indicare il responsabile.
“Non dice chi ci ha fermato”.
Secondo Di Pietro, la ricostruzione secondo cui la politica avrebbe interrotto l’azione giudiziaria non corrisponderebbe alla sua esperienza diretta.
“Questa idea che la politica ferma la giustizia non è vera, per come l’ho vissuta io”, ha dichiarato rivolgendosi alla conduttrice Annalisa Bruchi.
Mani Pulite e le responsabilità dello stop
Nel suo intervento, Di Pietro ha richiamato anche il legame tra Mani Pulite e l’inchiesta Mafia-Appalti, sostenendo che entrambe sarebbero state interrotte non da decisioni politiche, ma da dinamiche interne alla magistratura.
A Palermo, ha ricordato, l’inchiesta si fermò con gli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
A Milano, invece, lo stop sarebbe arrivato attraverso la delegittimazione dei pubblici ministeri.
Le dichiarazioni hanno riaperto un confronto sul ruolo delle istituzioni giudiziarie negli anni Novanta e sull’interpretazione storica di quella stagione.
Perché Di Pietro voterà Sì alla riforma Nordio
Diversamente da Colombo, Di Pietro si è schierato per il Sì al referendum del 22 e 23 marzo, definendo la riforma “necessaria” per completare il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio introdotto nel 1989.
Secondo l’ex magistrato, la riforma Nordio non comprometterebbe l’indipendenza della magistratura sancita dall’articolo 104 della Costituzione né l’obbligatorietà dell’azione penale prevista dall’articolo 112.
Ha espresso sostegno alla separazione delle carriere, al sorteggio per l’elezione del Consiglio superiore della magistratura e alle misure volte ad aumentare la trasparenza, respingendo inoltre i paragoni con la loggia P2 o con precedenti progetti di riforma.
In più occasioni, Di Pietro ha invitato i cittadini a votare in modo informato, evitando contrapposizioni ideologiche.
Il confronto tra i due ex magistrati si inserisce in un clima di forte polarizzazione sul referendum, destinato a incidere sugli equilibri dell’ordinamento giudiziario italiano.