Matteo Salvini affronta una fase difficile nella Lega, tra contestazioni interne, sondaggi in calo e richieste di cambio di passo.
Matteo Salvini torna a Milano Marittima in un clima molto diverso da quello degli anni del consenso travolgente. Il segretario della Lega, ministro e vicepremier, è arrivato al MarePineta Hotel dopo l’intervento a ExpoAid a Rimini, evento nazionale dedicato alla disabilità, mentre dentro il partito crescono malumori, striscioni di contestazione e interrogativi sulla leadership. Dal Veneto a Pontida, una parte della base leghista chiede una svolta e guarda con attenzione a Luca Zaia, considerato da molti una possibile risorsa per rilanciare il partito.
Matteo Salvini e la tensione nella Lega a Milano Marittima
Il clima attorno a Matteo Salvini non appare sereno. Nel lounge bar del MarePineta Hotel, dove si svolge la festa dei Giovani della Lega, il leader leghista evita di rispondere alle domande sugli striscioni comparsi contro di lui. Alla richiesta di un commento sulle contestazioni interne, la risposta è secca: “Non parlo, men che meno con Repubblica”. Poi aggiunge soltanto: “No, no, no…”, prima di allontanarsi.
Accanto a lui ci sono la fidanzata Francesca Verdini e il segretario della Lega Romagna Jacopo Morrone. Poco distante, tra collaboratori, militanti e dirigenti, si respira un’attesa carica di incertezza. La festa, intitolata NexUS – la generazione che non si arrende, riunisce circa 350 giovani leghisti, ma il tema dominante non è solo il programma politico: è il futuro del partito.
Il ricordo dell’estate 2019, quella del Papeete Beach, resta sullo sfondo. Allora Salvini era il leader in ascesa che chiedeva pieni poteri agli italiani. Oggi, a distanza di anni, lo scenario è diverso: la Lega deve fare i conti con il calo di consenso, la pressione di Roberto Vannacci e la fronda del Nord.
Il malumore dei giovani e l’ipotesi Zaia
Tra i giovani militanti il giudizio è spesso netto. Uno dei partecipanti sintetizza così il clima: “Siamo all’ultimo ballo, il mojito è finito e per fortuna si è rimesso almeno la maglietta”. Una frase che racconta il distacco da una stagione politica ormai percepita come conclusa.
Mattia Valgimigli, 29 anni, ex consigliere comunale di Lugo di Romagna, spiega: “Salvini è stato troppo memato, quando finisci ogni giorno nei meme vuol dire che a livello di credibilità qualcosa si è rotto”. Poi aggiunge: “Ha fatto un gran lavoro, bisogna riconoscerglielo. Ma adesso siamo in tanti a pensare che c’è bisogno di freschezza, di un volto nuovo che rilanci il vero Dna della Lega”.
Il nome che circola è quello di Luca Zaia. Alla domanda se il governatore del Veneto possa essere la figura giusta, Valgimigli risponde: “Sì, è una risorsa enorme, potrebbe risollevarci”. Anche Francesco Martelli, 26 anni, consigliere provinciale di Ravenna, parla di una fase complessa: “La fase calante è evidente, si cambi passo, si rilancino i temi identitari della Lega, come l’autonomia differenziata, il Nord”.
Il malessere non viene però ammesso apertamente dai vertici. Il ministro Giuseppe Valditara, presente alla festa, definisce gli striscioni contro Salvini “Provocazioni di pochi”. Sulla leadership del segretario, la linea resta ufficialmente compatta: “E’ solidissima”. E su Zaia aggiunge: “Non vuole fare il segretario”.
Vannacci, Pontida e la pressione sul segretario
Il quadro interno è reso più complicato dai sondaggi e dall’avanzata di Roberto Vannacci, percepito da una parte del partito come un concorrente diretto nello stesso bacino elettorale. Salvini, da Rimini, prova a mostrarsi tranquillo: “Osservo tutti con rispetto ma non sono preoccupato”. Poi rivendica un dato favorevole: “Mi hanno appena girato un sondaggio dove abbiamo un punto e mezzo su Vannacci. Il mio obbiettivo è la Lega in salute e a doppia cifra e la conferma della squadra di governo”.
Dentro il partito, però, non tutti leggono la situazione con lo stesso ottimismo. Un leghista della prima ora commenta: “Cos’altro potrebbe dire?! La diga sta venendo giù, lo sa anche lui”.
A pesare ci sono anche gli striscioni comparsi in diversi territori, fino al pratone di Pontida, luogo simbolo della Lega. La domanda politica è se Salvini riuscirà a rilanciare la sua leadership o se il partito imboccherà una fase di cambiamento più profonda.
Intanto, a Milano Marittima, il segretario prova a tenere il palco. Durante la serata al Pineta, torna dietro la consolle, canta gli 883 e dice ai ragazzi: “abbracciatevi a prescindere, tanti si sono conosciuti qui e hanno fatto famiglie e bambini”. Poi, mentre alcuni intonano “chi non salta è un comunista eh eh”, rilancia: “E chi non la canta va alla festa de ‘Unità!”. Ma dietro il rito identitario, nella Lega, la domanda resta aperta: quanto a lungo Matteo Salvini potrà reggere la pressione interna.
